La
storia di Castel del Monte
Dalle fonti documentali conosciute non
ci è dato risalire con certezza alle origini
della Terra di Castel del Monte; ma la presenza di ruderi,
il rinvenimento di antiche iscrizioni, di monete, di
urne funerarie, di residui di pietre lavorate e di laterizi
confermano l'esistenza nella Piana di S. Marco, a mezzogiorno
del paese, di un "pagus" abitato da genti
Vestine che nel quarto secolo avanti Cristo venne distrutto
dai Romani.
Dalle rovine del villaggio andò poi sorgendo
la Città delle Tre Corone.
Ma anche la nuova città non ebbe
sorte migliore dal momento che, alla caduta dell'Impero
Romano, venne devastata per mano dei barbari invasori.
Gli abitanti superstiti, tranne un manipolo di irriducibili
che diedero vita nello stesso luogo ad una Villa, aggregata
molti secoli dopo alla Badia di Casanova, si rifugiarono
più in alto, nei boschi vicini. Alcuni alla sommità
del monte dove è visibile la Rocca di Calascio
che loro stessi costruirono; altri si diressero per
l'agro pugliese, che già conoscevano come meta
invernale per le loro greggi, per fondarvi l'antico
borgo di S. Marco in Lamis. Altri ancora, infine, trovarono
riparo nella parte più alta del paese, ancora
oggi detta Ricetto, e diedero origine al primo insediamento
di quello che sarà poi Castel del Monte.
Certamente la vita di quei superstiti
non fu facile, sottoposti come furono all'asprezza
dei luoghi, alla inclemenza del tempo, alle incursioni
di bande.
Dediti alla pastorizia, vissero isolati e questo
in parte spiega l'assenza di riscontri storici
diretti sulla loro evoluzione per molti secoli
successivi. Come gran parte dell'Abruzzo queste
terre furono aggregate al Ducato di Spoleto fino
alla dominazione normanna e poi dei Longobardi. |
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Nell'anno 881 non vennero risparmiate
dalle scorrerie dei Saraceni ai quali, nel 1937, seguirono
gli Ungari. Alcuni squarci nell'oscuro Medioevo di queste
contrade sono aperti dalla "cronica" dei Volturnensi
al cui ordine apparteneva il monastero di S. Pietro
ad Oratorium del quale, ancora oggi, sulle sponde del
fiume Tirino, si può ammirare la pregevole chiesa
dichiarata monumento nazionale.
La storia locale si intreccia con quella del monastero
i cui possedimenti comprendevano Bussi, Capestrano,
Ofena e le terre montuose circostanti quindi Castel
del Monte anche se, per lungo tempo, non viene direttamente
citato pur essendo certa la sua esistenza.
Il primo documento, di cui si ha notizia,
nel quale finalmente compare "Castellum de Monte"
è una bolla pontificia del 1223, inviata da Papa
Onorio III al Vescovo Oddone della Diocesi di Valva,
nella quale vengono riportate le Chiese e le Terre comprese
nella giurisdizione vescovile tra le quali appunto Castel
del Monte.
Nei secoli successivi divenne feudo di
vari Signori che presero stanza nell'avita dimora detta
del "Governatore" che si affaccia sull'antica
via Matrice.
Ricordiamo i conti di Acquaviva
i quali ebbero il feudo dal 1273 al 1474 quando
ad essi subentrò Alessandro Sforza
che ne conservò il possesso per un quattro
anni prima che venisse assegnato ai Piccolomini;
questi a loro volta lo mantennero sino al 1579
anno in cui Costanza, Duchessa di Amalfi, trovandosi
in ristrettezze economiche vendette la Baronia
di Carapelle ed il Marchesato di Capestrano, di
cui Castel del Monte faceva parte, a Francesco
dei Medici, Granduca di Toscana. I signori di
Firenze governarono per circa due secoli sino
alla morte di Anna Maria Luisa, Gran Principessa
di Toscana, avvenuta nel 1743 quando i possedimenti
passarono a Carlo di Borbone, Re delle Due Sicilie,
e rimasero aggregati al regno sino all'Unità
d'Italia. |
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Intorno al 1400 i feudi minori come Castel
del Monte furono costituiti in Università, corrispondenti
ai comuni attuali, con a capo il Camerlengo, coadiuvato
da due "massari", con il compito, tra l'altro,
della riscossione dei tributi. Essi duravano in carica
sei mesi e dovevano rendere conto di tutto il loro operato
alla Signoria. Questa forma di amministrazione si protrasse
sino all'inizio del 1700 quando venne sostituita dal
Decurionato composto da dodici cittadini probi con a
capo il Sindaco.
Infine, nel 1861, con
l'avvento del Regno d'Italia, esattamente il 21
giugno, si insediano Consiglio Comunale
e Giunta; il nuovo Comune assumeva così
tutte le funzioni ad esso delegate dai nuovi ordinamenti.
Gli anni che seguirono si accompagnarono ad una ripresa
delle attività economiche e sociali del luogo.
L'industria della pastorizia, da sempre occupazione
primaria dei "Castellani"
si incrementò cospicuamente sino a raggiungere
i cinquantamila capi ovini. A questo risultato non fu
certo estranea la repressione del brigantaggio, ricorrente
flagello per le popolazioni locali.
Venne intrapresa la realizzazione di importanti
opere pubbliche che ebbero forte incidenza
sulle consuetudini di vita familiare e sociale degli
abitanti: la sede municipale, il mulino, il cimitero,
le installazioni igieniche; furono attivati servizi,
allora modernissimi, quali il telegrafo, l'energia elettrica,
il collegamento automobilistico con L'Aquila che collocavano
Castel del Monte all'avanguardia nella Regione.
Infine, con la realizzazione della conduttura, si concretizzò
il desiderio più a lungo vagheggiato dai Castellani:
la disponibilità di acqua potabile nel paese.
E' ancora viva l'eco dell'esultanza di allora e la fontana
sulla piazza testimonia l'evento.
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