Castel
del Monte
Il territorio del comune
di Castel del Monte sembra non appartenere alle nostre
latitudini, non è certamente ciò che siamo
abituati a vedere solitamente; tanto è vero che
le doline e gli altipiani a monte del paese sono stati
resi celebri dai western di Sergio Leone, da quelli
del ciclo di Trinità e da tanti kolossal hollywoodiani
ambientati in selvagge steppe percorse da barbari in
guerra.
Si narra del vasto territorio
noto come Campo Imperatore; ma la suggestione di spazi
tanto aperti e vuoti non deve però far credere
che tale ampiezza sia sempre stata così abbandonata:
i sentieri e le valli erano percorse, fino a pochi decenni
fa, non da eserciti di barbari ma di armenti, guidati
da pastori poeti che trascorrevano le lunghe ore a guardia
delle pecore leggendo L'Orlando Furioso e La Gerusalemme
Liberata.
E le greggi abruzzesi, con
la loro lana preziosa commerciata in tutta Europa, erano
la fonte di un benessere economico che, dai pascoli
di Castel del Monte, si riverberava su tutto l'Abruzzo
interno. Ancora oggi, ogni cinque agosto, a Fonte Vetica,
proprio alle pendici della possente vetta del Monte
Camicia, si celebra la pastorizia con una colossale
Rassegna Ovina che, per un giorno, raduna assieme tutte
le greggi sparse per l'immensa piana.
Il paese, sospeso tra le
alte vette del Gran Sasso e, in basso, la lussureggiante
valle del Tirino, è oggi una serena e tranquilla
località di villeggiatura, ricco d'aria pura
e di panorami mozzafiato, ottimo punto di partenza per
le escursioni sulle alte vette. Di origini molto antiche
racchiude al suo interno chiese e case risalenti, per
l'impianto architettonico, al Duecento, contenute ancora
dentro l'antica cinta muraria.
Così, mentre la parte
più esterna del paese, degli anni cinquanta,
è percorsa da un viale alberato che rende gradevole
le serali passeggiate estive, all'interno di esso, sulla
parte più scoscesa del colle, culminante con
la grande torre quadrangolare che domina il paese, sorge
il Ricetto, il paese antico, chiamato come il ricovero
dei pastori, misterioso ed affascinante, chiuso in se
stesso come lo era nel Medioevo.
Il castello non c'è
più, si è trasformato, nei secoli, in
spazio abitativo: alle mura di cinta si sono sostituite
case, alla corte la piazza, ed un torrione d'avvistamento
è divenuto la torre campanaria della parrocchiale
di San Marco Evangelista; ma fino a pochi anni fa, prima
che aprissero la nuova via di comunicazione con l'esterno,
detta La portella, c'era ancora una sola via d'accesso
a questo microcosmo: l'ingresso dell'antico castello.
All'interno dell'antico
paese, salendo le strette vie su cui si addossano le
abitazioni, passando sotto gli sporti, lunghe gallerie
che forano le case del borgo addossate le une alle altre,
s'incontrano pregevoli chiese e palazzi appartenuti
a famiglie patrizie. La prima costruzione importante
che si incontra è la piccola e bella chiesa di
San Rocco, accanto alla porta omonima, edificata nel
1656 come ringraziamento al santo per una pestilenza
superata, al cui interno si trova un altare policromo
in legno.
Poi c'è la chiesa
della Madonna del Suffragio, sede della Confraternita
dei Pastori, edificata nel XV secolo e ubicata presso
la porta di Santa Maria, dalle linee architettoniche
estremamente semplici che le conferiscono un'essenzialità
solenne, con l'interno reso, nei secoli, sempre più
ricco. Al suo interno si venera una statua della Madonna
posta sopra uno degli altari lignei più belli
dell'intera regione e, mentre alle pareti sono posti
altri altari preziosi, dipinti ed un bellissimo organo
che domina su tutto, nella sagrestia è custodita
una croce d'argento del Quattrocento, di manifattura
sulmonese.
Molto meno appariscente,
integrata tra le abitazioni che la circondano, è
la chiesa di Santa Caterina, sede dell'altra confraternita
di Castel del Monte, quella della Santissima Annunziata
e dei Mulattieri. La piccola e discreta chiesetta del
1791, dal tranquillo interno in penombra che induce
alla meditazione, gode, dal 1795, pochi anni dopo la
sua fondazione, del privilegio di concedere l'indulgenza
plenaria a tutti coloro che la visitano dal tramonto
del Sabato Santo a quello della domenica di Pasqua;
le ragioni che indussero il Papa ad emanare la bolla
che concesse tali privilegi sono ancora avvolte dalle
nebbie della storia.
Al centro perfetto del paese,
sulla sommità della collina sulle cui pendici
sorgono tutte le case, è la parrocchiale intitolata
a San Marco Evangelista, subito fuori dall'antico castello,
il cui torrione superstite si è trasformato nella
sua torre campanaria. Il ricchissimo interno della chiesa
,a tre navate, è un ottimo testimone del benessere
economico, dovuto al commercio della lana, che un tempo
avvolgeva questo paese: oltre ad un organo barocco,
ad impreziosire le navate laterali sono numerosi altari,
di cui due lignei di raffinata fattura, tardo rinascimentali
e barocchi, insieme a statue ad un bassorilievo del
1508 raffigurante l'Annunciazione.
Chi volesse poi avventurarsi
su per gli antichi gradini della torre arriverebbe a
godere di un panorama meraviglioso: da lì lo
sguardo spazia dai pascoli del Gran Sasso al seghettato
profilo del Sirente, fino alla lontana e tondeggiante
Maiella ed alle coltivazioni delle vallate in basso,
multicolore scacchiera di appezzamenti agricoli; suggestiva
ed isolata, a controllare tutto è, come da secoli,
la rocca di Calascio. Ma il giro per il paese continua
con i centri museali della cultura popolare, riconosciuti
Museo regionale: la Pastorizia, l'Arte della lana, la
Religiosità popolare, la Casa antica e il Lavoro
dei campi.
Sono da vedere alcuni tra
i grandi edifici che sorgono nel Ricetto, intorno ai
quali si addensano leggende di fantasmi e di tesori
perduti: la Casa del Governatore, edificata tra il XV
e il XVI secolo, con i suoi possenti archi e le finestre
bifore, testimoni di tempi Lontani, di prima che l'unità
abitativa dell'edificio venisse compromessa dalla frammentazione
causata da divisioni ereditarie, e Casa Colelli, dalle
cento stanze, che ha subito la stessa sorte e, così
vuole la tradizione, cela ancora, in una stanza murata
e dimenticata, il tesoro della famiglia. All'interno
sono conservati la cappella di famiglia, un magnifico
loggiato e l'antica torre di difesa.
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