Le
essenze naturali tra medicina, incantesimi e rimedi
Montagne Madri sacre
scaturigini delle Forze
pure, quando non era
l’Uomo, donde gioiosa alla cieca tenebra sparsa
balzò l’alba primiera,
e alle vergini valli guidando le torme dei fiumi
scese la Primavera
(Gabriele d’Annunzio, Elettra - Alle Montagne)
Ne è passato di
tempo da quando Paracelso, nel XVI secolo, attraverso
la Dottrina della Signatura, asseriva che gli organi
del corpo umano andavano curati con le piante che a
loro somigliano ! Da allora la fitoterapia ha fatto
molte scoperte. Ancora molta strada è stata percorsa
da quando, per scongiurare il pericolo di essere accusate
di stregoneria, le donne piantavano l’artemisia
nel loro orto. Senz’altro il progresso scientifico
è stato garante del fondamento solido fornito
alla medicina naturale , conferendole la dignità
di essere riconosciuta come uno dei sistemi validi per
la cura della persona.
E proprio nelle nostre terre,
ancora oggi, si riscontra , nel sapere antico
di donne ancorate alle tradizioni locali, il mistero
nato e sviluppatosi intorno alle erbe, da epoche
assao remote. Erbe detentrici di poteri straordinari,
apportatrici di benessere o di morte.
Nei sottoboschi della Maiella, tra le piante che
per prime appaiono ad incantarci tra residue macchie
di neve, c’è la primula. Non è
difficile incontrarla ai piedi del Morrone, dove
vive, ma anche in tutta la Valle dell’Orfento,
sui pascoli di Passo San Leonardo, nei boschi
di Lama Bianca.
La primula si può coltivare anche in casa
con successo. Le giovani piantine vanno messe
in vaso prima che inizi la fioritura, tra la fine
di gennaio e febbraio, con terriccio calcareo
e un buon drenaggio. |
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I suoi fiori, di un colore
giallo vivo, emanano un intenso profumo, ma hanno anche
un sapore piuttosto dolce. Si, sapore, perché
la sua radice ha un gradevole odore che ricorda quello
dell’anice.
Sempre con i fiori si possono preparare gelatine di
frutta, amate dai bambini per la loro dolcezza, ma si
possono aggiungere anche a fantasiose macedonie di frutta
.
Il suo aroma accompagna bene tutti i dolci, specialmente
la classica marmellata di mele cotogne.
Le foglie, da preferire quelle giovani e croccanti,
sono deliziose consumate crude, insieme ad altre foglie,
nelle insalate miste, con rucola, erba cipollina fresca,
mentuccia, primula e lattughino, condite con succo di
limone o aceto di mele, e buon olio d’oliva delle
nostre parti.
Ma sono anche adatte per preparare zuppe e minestroni.
Ha anche un’azione terapeutica, sedativa delle
tracheiti e bronchiti, se si prepara un infuso con le
sue radici. E’ un ottimo febbrifugo.
L’infuso ottenuto, invece, dai suoi fiori, meglio
senza calici, è generalmente conosciuto come
sedativo anti-spasmodico, o in casi di isterismo, insonnia,
emicrania, e soprattutto nelle affezioni delle vie respiratorie.
Un ultimo consiglio : non usate mai , per queste preparazioni,
le primule dai mille colori che trovate nei vivai: anche
se sono molto belle, nulla hanno a che vedere con quella
di cui abbiamo parlato.
E’ la natura, quella vera, che compie i miracoli,
non l’uomo.
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