A proposito del caso di Borghezio a Triora...
(Da Il Giornale, venerdi 2 ottobre 2009)

Gentile Direttore,
mi ritrovo, nel giro di pochi mesi, a difendere dalle pagine di un giornale personaggi che pur essendo distanti  dal sottoscritto  ideologicamente o nel modo di proporsi, hanno il diritto di esporre le proprie idee in modo libero e democratico. A dicembre fu la volta di Licio Gelli che tenne a Sanremo una conferenza. Questa volta mi tocca difendere l’ingombrante Borghezio (forse ingombrante in tutti i sensi) la cui venuta a Triora per un convegno sulle tradizioni e sulla montagna, poi annullato, ha causato non poco scompiglio nella tranquilla provincia imperiese che così tranquilla e pacifica non mi pare.
Già mesi fa la venuta di Licio Gelli a Sanremo a scatenò le ire dell’ANPI, e oggi tocca a Borghezio passare sotto le forche caudine dei difensori della democrazia, sempre che il mastodontico Borghezio riesca a passarci…
Il nocciolo della questione mi pare sempre lo stesso: l’intolleranza di certe frange della sinistra locale che, accampando la solita scusa dei valori della Resistenza, delle sofferenze patite dai partigiani nelle valli dell’entroterra, degli eccidi compiuti dai nazisti (e negando sempre sempre e comunque alcuni episodi, magari saltuari, ma pur sempre verificatosi, con protagonisti partigiani macchiatisi di crimini e violenze inaudite) vuole negare a qualcuno il diritto di parlare.
A un qualcuno che naturalmente non la pensa come la sinistra. Nel caso di Borghezio poi, se il personaggio è pure un esponente dell’attuale governo, la sinistra ci va a nozze sempre per seminare odio e gettare minacce degne del più squallido teppista di periferia.
Ma torniamo alla scorsa questa settimana di passione triorese in cui la presenza del Borghezio già sembrava aleggiare sulla Valle argentina quasi alla stregua di un pericolo imminente, di una catastrofe naturale da impedire a qualsiasi costo.
Su diversi blog della zona, tutti gestiti da accaniti e spesso fanatici simpatizzanti di estrema sinistra, già si pensava a come boicottare la sua venuta,  quali misure preventive prendere e in che termini contestarlo.
La contestazione in democrazia è lecita, a patto che non sfoci in violenza, in azioni teppistiche o offensive.
Questa regola però  passa in secondo piano per i paladini della democrazia quando, a detta loro, la democrazia  stessa è in pericolo. E poco importa se Borghezio sia stato eletto secondo leggi democratiche: questi figuri, se hanno deciso che uno come Borghezio non deve parlare, ricorrono ad ogni mezzo.
Qualcuno, fuori dal coro, aveva invitato tali facinorosi  a snobbare l’evento e a non dargli importanaza come migliore forma di contestazione. Dubito che queste voci sarebbero state ascoltate.
A questo punto, al di là della mancanza di tatto mostrata dall’organizzazione di Borghezio nei confronti dell’albergo che ne avrebbe ospitato il convegno, non mi rimane che constatare il solito clima antidemocratico e intimidatorio che anima molti di coloro che si sentono i soli, unici depositari, e dunque difensori autorizzati e ufficiali,  dei valori della Resistenza e della democrazia della zona.
Secondo me i paladini della libertà, dopo la venuta di Licio Gelli, hanno perso l’ennnesima occasione per fare una figura dignitosa e davvero democratica.

Cordialmente

Ippolito Edmondo Ferrario
direttore del portale www.triora.org

 

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