Intervista a Gianluca Padovan, relatore al prossimo Congresso sulla Stregoneria e il Paesaggio di Triora, 7-9 maggio 2010
Gianluca Padovan, classe 1959, è veronese di nascita e di spirito. Opera in seno alla Federazione Nazionale Cavità Artificiali (F.N.C.A.), è Presidente dello S.C.A.M. (Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano) e assieme ai suoi collaboratori dirige la collana «Hypogean Archaeology» dei British Archaeological Reports. Con Mursia ha pubblicato Archeologia del Sottosuolo (2009) e, insieme a Ippolito Edmondo Ferrario, Milano sotterranea e misteriosa (2008), Il segreto del Castello di Milano (2009). |
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Nell’ultimo anno ha condotto lunghe ricerche a Triora e nel 2010 parteciperà al Congresso Nazionale sulla Stregoneria e il Paesaggio che si terrà a Triora dal 7 al 9 maggio 2010.
-Sei stato diverso tempo a Triora per compiere le ricerche. Qual’è stata la tua prima impressione quando sei arrivato a Triora? Che sensazioni o suggestioni ti ha suscitato?
«Il posto è popolato dai fantasmi del passato. Mi spiego meglio. Lo stato di abbandono generale lascia la sensazione che i processi per stregoneria siano appena terminati e la più parte della popolazione sia stata deportata. Certamente gli accadimenti della Seconda guerra mondiale non hanno giovato al borgo e la percezione che comunque vi si viva male permane, a dispetto dell’energia naturale emanata dallo splendido paesaggio circostante.»
-Ti sei certamente accostato all’argomento “stregoneria”. Che idea ti sei fatto dell’argomento “streghe” a Triora?
«I fatti d’allora servono a incrementare l’odierno microturismo. Funzionano bene per attirare coloro i quali pensano che le streghe esistessero e fossero in possesso di chissà quali formule magiche per evocare demoni, volare sulle scope e tramutarsi in gatti. Il fenomeno “caccia alle streghe” dev’essere invece visto e studiato innanzitutto come una vera e propria repressione condotta con ogni mezzo contro il popolo e in primo luogo contro le donne, contro la loro conoscenza in campo medico. Sostanzialmente contro l’esistenza di un matriarcato reale, ma non manifesto. Questi sono i motivi per i quali, alla lunga, il popolo (quello che ne restava) ha abbandonato il borgo. Ma non è solo questo il punto. Nella nota al libro Roghi fatui, l’autore Adriano Petta cita una frase di Nietzsche che ben si addice alle faccende trioresi: “Tutto il lavoro del mondo antico per prepararci a una civiltà scientifica e libera ci è stato defraudato dal Cristianesimo”. Poche righe dopo rincara la dose: “Quando il Cristianesimo si affermò, impose il suo credo, la sua visione del mondo. Quasi sempre con la violenza e il terrore. Tradendo il messaggio di pace e di amore del suo profeta, in malafede perché i suoi sacerdoti e vescovi erano perfettamente a conoscenza della realtà, della struttura del sistema solare. Papi, re e imperatori fecero di tutto per tener ferma la Terra, per tener ferma la mente degli uomini e così poterli dominare e sfruttare facilmente” (Petta A., Roghi fatui, Stampa alternativa, Roma 2002, p. 15)».
-Credi che la questione delle streghe a Triora si possa circoscrivere unicamente al processo del 1587 oppure c’è dell’altro?
«Il punto cardine è come le “religioni del deserto” (ebraismo, cristianesimo, islamismo) hanno sempre visto e ancor’oggi vedono la Donna. Ecco un esempio per tutti, a ricordare che nella “Prima lettera di San Paolo ai Corinti” Paolo sottolinea l’importanza di varie cose, tra cui la verginità e la sottomissione della donna all’uomo: “L’uomo non dee poi velar la sua testa; perché è immagine e gloria di Dio, ma la donna è gloria dell’uomo. Imperocchè non è dalla donna l’uomo, ma dall’uomo la donna. Cosicché non è stato creato l’uomo per la donna, ma la donna per l’uomo”. (Martini A. [traduzione secondo vulgata di], La Sacra Bibbia, vol. II, p. 692, Corinzi, XI, 7-9). In buona sostanza, direi che in questo Terzo Millennio bisogna dire basta! allo svilimento della Donna, bisogna dire basta! a misogini e interpretatori e applicatori delle scritture del passato.»
-A livello architettonico che cosa ti ha maggiormente colpito?
«La straordinarietà dell’architettura rurale e il suo stato di abbandono. Peccato che a tanto sfascio non sia posto freno, da parte dello Stato. Un Comune come Triora, che conta nemmeno trecento anime, cosa si vuole che possa fare?»
-A proposito delle cavità artificiali presenti a Triora che cosa hai scoperto? Che cosa ti è parso maggiormente interessante?
«La scoperta eclatante è stato il “passaggio segreto”, rinvenuto nell’area del vecchio Forte del Poggio. Scoperta per altro non mia, ma di una speleologa del Gruppo. La cosa più interessante è invece lo stato di conservazione del borgo e del suo sottosuolo fortemente antropizzato, miracolosamente preservatosi.»
-Da speleologo e da studioso, pensi che anche Triora abbia delle potenzialità per sviluppare qualche sorta di percorso turistico improntato alle sue “bellezze” sotterranee?
«Certamente. Basterebbe anche solo consultare i vecchi testi per capire la consistenza e l’importanza del patrimonio ipogeo di Triora, costituito da numerose cavità artificiali.»
-La nuova amministrazione comunale di Triora si sta dimostrando particolarmente attenta e sensibile alle tematiche dell’ambiente e del turismo a Triora. Per quello che hai visto quale consiglio ti senti di dare agli amministratori in ambito turistico e di conservazione del patrimonio artistico e architettonico?
«Si può incentivare un turismo colto, offrendo in visione la parte scientifica e sociale di quello che fu il più importante borgo della Repubblica di Genova, visto che da essa era definito: “il suo granaio”. Cosa c’è di più importante di ciò che ti dà realmente da vivere? Come il grano, in primis!»
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