E farai in modo che niuna strega viva....": presentazione del libro a TrioraTriora -
Il volume, curato dal prof. Pier Aldo Rossi, da Ida Li Vigni e da E. Miconi, ed edito da Mimesis, raccoglie gli atti di un convegno di studi dall’analogo titolo, tenutosi a Triora la scorsa estate.

Diciotto donne e un uomo in carcere a Genova, nove donne morte nei tormenti e nelle prigioni di Triora e Badalucco: è il risultato di una caccia alle streghe che, iniziata alla fine dell’estate del 1587, si concluse nell’autunno del 1588 e le cui vittime ancora in vita erano sempre in attesa del giudizio definitivo nell’estate del 1589. Trentatre persone processate, ed un numero imprecisato di altre segnalate e denunciate, complessivamente.”

 

 

Domenica 13 giugno, alle ore 17, il Centro Culturale ‘La Strega’ di Triora, ospiterà la presentazione del libro “E farai in modo che niuna strega viva. Lo spettro del nemico occulto nell’immaginario collettivo e la percezione di minoranze diversi e culture non allineate”. Il volume, curato dal prof. Pier Aldo Rossi, da Ida Li Vigni e da E. Miconi, ed edito da Mimesis, raccoglie gli atti di un convegno di studi dall’analogo titolo, tenutosi a Triora la scorsa estate. Dodici saggi di Rossella Masper, Ida Li Vigni, Pier Aldo Rossi, Franco Cardini, Adolfo Francia, Giorgio Galli, Valerio Meattini, E. Miconi, Marisa Montesano, Federico Pastore, R.A., con l’intervento conclusivo a cura del prof. Luigi Pruneti, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia.

Con il convegno di Triora dell’11 e 12 luglio 2009 la Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi, ha voluto celebrare il triste e tragico evento dei processi della Valle Argentina, che seppero trasformare in disperazione l'inquietudine sociale e in cieco odio la coartazione dei desideri: E farai in modo che niuna strega viva … diventerà l’imperativo categorico per le stagioni dell’intolleranza alla quale non si può che rispondere “On ne doit pas croire toutes choses d'un homme, parce qu'un homme peut dire toutes choses …. Ç'est pourquoy on ne doit croire d'un homme que ce qui est humain” come scriveva Ciranò di Bergerac nel 1654 al culmine dei tempi della disperazione che richiamava dai recessi dell'istinto le Erinni cieche dell'odio. “Tutto ciò rende – scrive Luigi Pruneti - particolarmente attuale il Convegno di Triora ed è significativo che esso sia stato organizzato dalla Gran Loggia d’Italia che, come Comunione massonica, è stata oggetto di discriminazione e di ghettizzazione. … La pregiudiziale antimassonica nella Penisola è di antica origine ed è profondamente radicata nell’opinione pubblica e nell’immaginario collettivo, in noi vi è su lo spettro del nemico occulto nell’immaginario collettivo e la persecuzione di minoranze, diversi e culture non allineate fra l’altro la speranza che la memoria dei “roghi” antichi e recenti ne impedisca l’accensione di altri che, sotto diversa forma, rinnovellino il rito sacrificale, mai caduto in disuso, del capro espiatorio”. Analogamente il Delegato Magistrale della Regione Massonica Ligure, Camillo Novelli, ribadisce che “ancora oggi la “caccia alle streghe” non è finita. Le minoranze culturali, anche se qualificate, costituiscono tuttora, nell’immaginario collettivo della nostra società, una presenza considerata pericolosa, cui guardare con sospetto. A ciò si aggiunge il convergere di altri interessi non dichiarati, per cui i gruppi dominanti temono di perdere la supremazia”.

 

Presentano: Federico Pastore, Fernando Piterà e Paolo Aldo Rossi.

Al termine dell’iniziativa sarà offerto un rinfresco.

Gli organizzatori e i curatori del libro ringraziano il Comune di Triora per il sostegno offerto all’iniziativa.

Testo tratto dalla Prefazione

E farai in modo

che niuna strega viva

Di seguito qualche riga per illustrare, con tutti i limiti dell’inevitabile sintesi, la ricchezza stimolante dei contributi, ma con un’avvertenza. Dal momento che non sempre i programmi dei convegni rispondono, per oggettive condizioni facilmente individuabili, ad una precisa scansione tematica degli interventi, nel momento di mandare in stampa gli atti abbiamo concordato di ricostruire l’ideale tessitura sottesa all’organizzazione del Convegno, quale per altro emerge in forma chiarissima negli interventi iniziali di Luigi Pruneti e di R.A.

Nel suo intervento L’ombra della strega Luigi Pruneti, infatti, chiarisce molto bene l’anima dell’evento: partire dalla riflessione sui dati storici ed antropologici offerti dall’argomento “caccia alle streghe” per approdare alla comprensione dei meccanismi purtroppo sempre attuali che spingono, in forza di pregiudizi e paure che paiono non sradicabili dall’inconscio collettivo e dai meccanismi socio-politici di controllo, a costruire e perseguitare sempre vecchi e nuovi “diversi” ed impedire così l’accensione di nuovi roghi.

Un’impostazione compiutamente espressa da R.A. che nel suo intervento Attualità del tema delle streghe, dopo una sintetica ricostruzione della progressiva demonizzazione degli antichi culti pagani ad opera della religione cristiana, individua sette momenti di riflessione che possono spiegare l’attualità della figura della strega come esemplare emblema sia di tutti i capri espiatori che di volta in volta veicolano su di sé le ossessioni e le tensioni sociali, sia “della perenne dialettica, nella storia umana, tra azioni dinamiche innovative ed elementi stabilizzatori e conservatori”.

A seguire tre nuclei ideali, dedicati rispettivamente alla ricostruzione storica di alcuni momenti significativi della “caccia alle streghe”, alla rievocazione di episodi persecutori nel Ponente ligure e, infine, alla riflessione su diversi “capri espiatori” ancora oggi attuali. Il primo nucleo comprende gli interventi di Franco Cardini, Marina Montesano, Paolo Aldo Rossi, Federico Pastore e Ida Li Vigni e si propone come una rievocazione del percorso storico che prende le mosse dal complesso rapporto che la cultura medievale instaura con l’idea di magia per arrivare alla demonizzazione e persecuzione delle streghe in quanto complici di Satana, passando attraverso l’analisi dei meccanismi processuali e degli aspetti socio-culturali che concorrono alla costruzione della figura della strega.

Così, nel suo Magia e necro(“negro”) -manzia nell’Italia tardo medievale Franco Cardini, in prima istanza individua attraverso le fonti storiche e antropologiche le fasi che, a partire dal XII secolo, hanno portato, attraverso il contatto fra la cultura magica “alta” delle città e il magico-folklorico di un “mondo rurale solo in parte cristianizzato, alla demonizzazione della magia tout court e al conseguente atteggiamento persecutorio. Alla luce di questa analisi, al cui interno si precisano gli slittamenti di significato e le successive convergenze dei termini “negromanzia” e “negromanzia”, Cardini conclude il discorso osservando come “la ragione, il progresso, la cultura” abbiano spesso agito non già “contro il pregiudizio e la repressione, bensì come strumenti (e non necessariamente casuali e involontari) di essi”.

Segue l’intervento di Marina Montesano, L’elaborazione dell’immagine della ‘strega’ nel Quattrocento italiano, in cui la studiosa mostra come il sec. XV costituisca il momento centrale, della costruzione, ancora per certi aspetti ambigua dal momento che predicatori e demonologi considerano ancora illusioni diaboliche le credenze nel volo magico e nei poteri stregonici, degli stereotipi su cui si viene a configurare l’immagine della strega destinata a trionfare nei due secoli successivi. In particolare viene messo in evidenza il ruolo dei frati Osservanti, soprattutto Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca, nelle cui opere e prediche di trovano molti elementi tipici di quello che andrà configurandosi, a partire dall’ultimo decennio del Quattrocento, come lo stereotipo stregonico che trasforma le sceleratae mulieres del Canon e le dominae nocturnae del volo magico di Diana da mulieres o al massimo vetulae in striges a tutti gli effetti.

Lo scenario complesso che si apre con lo scatenarsi della vera e propria caccia alle streghe viene esemplarmente illustrato da Paolo Aldo Rossi in Episodi della caccia alle streghe, la cui illuminante articolazione in quattro “episodi” [Val di Fiemme (1504-1506); Valcamonica (1518); Triora (1586 - 1588); Weil der Stadt (1615-1621)] consente anche al lettore meno informato di meglio comprendere le ragioni sia della collaborazione attiva del popolino (per altro potenziale vittima) nella persecuzione, sia la natura perversa del meccanismo giudiziario che condanna a priori l’imputato senza consentirgli di dimostrare la propria innocenza. Non solo. Lo studio dà voce, con una testimonianza documentaria pressoché sconosciuta, anche a chi, con coraggio e solitario, denuncia gli orrori dell’iter processuale ad opera di giudici di pessima coscienza quali furono quelli che torturarono ferocemente e mandarono al rogo le presunte streghe in Valcamonica. E a concludere il processo, anche questo poco studiato, contro la madre di Keplero, Katharine, prosciolta fra infinite difficoltà grazie alla difesa e alle protezioni del figlio; una figura che, alla luce di quel straordinario racconto-trattato che il Somnium seu opus posthumun de astronomia lunare, mostra – come prova l’analisi di Paolo Aldo Rossi, “la filiazione culturale del padre dell'astronomia e dell'ottica moderna; figlio naturale della Strega e figlio putativo del Dotto-Mago-Astronomo”.

Con Le radici storiche del processo inquisitorio di Federico Pastore ci si addentra nel territorio giuridico, ovvero nella ricostruzione delle fasi che tra XIV e XVI secolo, a partire dal Consilium, un apocrifo tradizionalmente attribuito all’insigne giurista Bartolo da Sassoferrato, fino a giungere al De strigiis del demonologo Bernardo Rategno da Como, passando attraverso varie opere fra cui il Directorium inquisitorum dell’Inquisitore generale Nicola d’Eymerich, il commento al Canon Episcopi del biblista ed esegeta Alfonso Tostato, il Formicarius del Nider e il Malleus Maleficarum dei domenicani Splenger e Institor, porta a dare una sistematizzazione definitiva a tutte le discussioni riguardanti la stregoneria e l’invocazione dei demoni. Un percorso che dalle caute posizioni dei giuristi e demonologi del XIV secolo, per i quali è necessario distinguere fra prove reali (che competono al tribunale laico) e errori in materia di fede (di competenza ecclesiastica) tenendo separati i due campi, attraverso la rilettura ideologica del Canon, si spinge ad affermare l’assoluta realtà dei poteri delle streghe sulla base della non fallibilità della Chiesa in materia di fede (la strega esiste dal momento che la Chiesa la perseguita in quanto eretica e malefica).

Infine, con Come si diventa strega di Ida Li Vigni si conclude il primo nucleo tematico del nostro percorso. L’autrice, dopo aver illustrato come si viene a configurare la figura della strega nella cultura “alta” attraverso gli stereotipi misogini ed esempi iconografici, analizza i meccanismi sociali che dal “basso” concorrono a “costruire” in ambito urbano e rurale l’identità concreta della strega, identità che le stesse imputate spesso facevano propria in forza di quella comune credenza nel maleficium che le precipita in un perverso gioco di reciproche accuse e che ne fa il capro espiatorio ideale per dare soluzione alle angosce collettive e agli odi famigliari.

Nel secondo nucleo di interventi si viene a focalizzare il punto di indagine sulle realtà locali (per altro anticipati da Paolo Aldo Rossi nell’episodio dedicato a Triora) con gli esaustivi contributi di Rossella Masper e Adolfo Francia, che ben illustrano le fonti primarie del fenomeno anche in contesti più circoscritti. In La persecuzione della stregoneria nell’estremo Ponente: 1580-1660 Rossella Masper, forte di una ormai lunga consuetudine con le ricerche di archivio, ci offre una panoramica sulle vicende di stregoneria del Ponente Ligure, nell’arco di tempo compreso tra la metà del Cinquecento e quella del secolo successivo, affiancando alle informazioni storiche anche le numerose narrazioni in prima persona delle accusate, tratte direttamente dalle carte processuali dell’epoca. Sono processi inediti, che la studiosa ha salvato dall’oblio dell’Archivio Diocesano di Ventimiglia, che rivelano una certa attenzione da parte dei giudici ha condannare sì le pratiche magiche, ma senza giungere a pene cruente riducendosi il tutto al confino e a pene pecuniarie.

Analogo lavoro, concernente lo stesso periodo ma per l’ambito savonese, viene compiuto da Adolfo Francia il quale, I processi savonesi (1555-1640), illustra in maniera esaustiva dal punto di vista criminologico la Cartella dei processi per stregoneria rintracciata nell’Archivio Vescovile di Savona; anche in questo caso la rigorosa cronologia storica è resa interessante dalle reiterate citazioni di testimonianze desunte dalle fonti primarie. Non solo: l’analisi dell’iter processuale formulata da Francia mette in luce un ulteriore aspetto dei processi di stregoneria, ovvero il ruolo giocato dai conflitti fra rappresentati dell’inquisizione e poteri laici locali. Un ruolo che, come nel caso di questi processi e in parte anche nel caso di Triora, poteva strappare al rogo le accusate.

Infine nel terzo nucleo ideale si ha l’apporto dei tre relatori che, più di altri, hanno concentrato il proprio intervento sull’esame di quelle forme di diversità, e la conseguente loro persecuzione, veicolate da gruppi o individui apparentemente portatori di una alterità inassimilabile e pertanto più altamente perturbante in relazione all’ordine ideale di una qualsivoglia società dominante.

Volendo seguire una scansione cronologica, si pone all’attenzione il contributo di Giorgio Galli, I vinti della storia. Baccanti, gnostici, streghe, il quale, risalendo alle prime forme associative degli antichi matriarcati di età preistorica, rintraccia, insieme alle successive persecuzioni di “baccanti e gnostici”, gli antecedenti della più tarda caccia alle streghe. Una lettura che suggerisce un’ipotesi tutta “al femminile” del fenomeno “streghe” in base alla quale queste donne sarebbero state l’espressione di una ribellione alle strutture istituzionali soffocata inizialmente con la persecuzione e repressione, ma in seguito assorbita in maniera costruttiva e introiettata positivamente sul piano istituzionale.

In Il rischio dell’eccellenza – “E il volgo chiamò notte il sol che non conobbe” Valerio Meattini, invece, attraverso l’excursus e la riflessione sulle vicende biografiche di personaggi quali Socrate e Galileo, indaga le ragioni filosofiche della persecuzione della diversità, declinata nelle forme di una intelligenza raziocinante, informata all’antico logos capace di dare ordine al Kaos; quella intelligenza “animata dalla passione della verità e da una progettualità d’ordine superiore” e per questo mal tollerata dalle menti oscurantiste dei secoli successivi.

Emanuela Miconi, infine, con “Erano magri et nigri…” Tra storia e letteratura: gli zingari “portatori di alterità” illustra nel più generico ambito dell’intolleranza nei confronti dello straniero, il difficile rapporto con quegli stranieri, percepiti “al massimo grado di stranierità”, rappresentati dagli zingari; “i portatori di una alterità” associata alla mobilità e alla non-appartenenza sociale e politica che li rende cittadini di un nessun-luogo e pertanto ancor più inconoscibili, inquietanti, minacciosi. La loro diversità, alla radice di forme persecutorie che poco sono mutate nel corso dei secoli e permangono tutt’ora, risulta connotata come “troppo altra” per essere assimilata anche all’interno di una costruzione dell’immaginario.

A chiusura di questo percorso si pongono le illuminanti riflessioni finali di Luigi Pruneti che, dopo aver ricordato, alla luce del “mito nero” massonico che ha fatto e fa della massoneria un “capro espiatorio” ideale per quanti temono ogni forma di autentica libertà di pensiero, come i meccanismi tragici della persecuzione del “diverso” continuino ancora oggi a mietere vittime innocenti, esorta a fare proprio il metodo socratico (ma anche massonico) del dubbio, ovvero invita “sempre e comunque tutti ad interrogarsi, a interrogare ed avere sempre per compagno il dubbio, prima di rispondere o di sciorinare sentenze e giudizi”, perché solo cos’ si aprono le porte al dialogo e alla tolleranza.

 

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Indice

Prefazione
di Paolo Aldo Rossi Ida Li Vigni Emanuela Miconi

Saluto del Delegato Magistrale della Regione Massonica Liguria
di Camillo Novelli

Saluto dell’Assessore ai Rapporti Istituzionali di Triora

L’Ombra della strega
di Luigi Pruneti

Attualità del tema delle streghe
di R.A.

Magia e necro(“negro”)manzia nell’Italia tardomedievale
di Franco Cardini

L’elaborazione dell’immagine della ‘strega’ nel Quattrocento italiano
di Marina Montesano

Episodi della caccia alle streghe
di Paolo Aldo Rossi

Le radici storiche del processo inquisitorio
di Federico Pastore

Come si diventa strega
di Ida Li Vigni

La persecuzione della stregoneria nell’estremo Ponente ligure: 1580-1660
di Rossella Masper

I processi savonesi (1555-1640)
di Adolfo Francia

I vinti della Storia. Baccanti, gnostici, streghe
di Giorgio Galli

Il rischio dell’eccellenza

“E il volgo chiamò notte il sol che non conobbe”
di Valerio Meattini

“Erano magri et nigri…”

Tra storia e letteratura: gli zingari “portatori di alterità”
di Emanuela Miconi

Intervento finale del Gran Maestro
di Fr. Luigi Pruneti

 

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