Per la strega

In un giorno che credevo sfiatato,
arrivò una bellissima strega.
Mi bastò annusare il suo fiato
(Per capire che aveva bevuto)
Mi baciò e non feci una piega.

Ma quel bacio era un filtro d’amore.
Barcollammo un po’ in giro per bar,
già ne amavo il sapore, l’odore
La vedevo zarina e io zar.

Non mi sono sbagliato di molto
Concludendo che era una fata
Che è una strega a cui è stato tolto
Il diritto di essere amata.

Che mi importa di quello che ha visto
Prima che incrociasse il mio sguardo.
Frequentava anche un certo Mefisto,
che per lei non aveva riguardo.

Ogni tanto prendeva la scopa,
scopavamo e poi andava via.
Mi mancava di certo la topa,
ma di più la sua dolce poesia.

Ora aspetto che torni la strega,
coi suoi dubbi e i suoi pipistrelli.
Sto soffrendo, ma chi se ne frega.
Voglio ancora baciarle i capelli.


Io divido le donne in due categorie: le streghe e le streghe.
Le più pericolose sono quelle che mi hanno stregato e continuano a farlo. Sono belle, ma complicate, sono baccanti con cui ti sei fatto un paio di drink e ti dilaniano a morsi quello che resta del tuo scarso senso dell’equilibrio.
Sono tipe, tipo Dafnee, che per sfuggire al dio Apollo, che temporaneamente incarni, preferiscono trasformarsi in piante di alloro. Io che tra l’altro, amo cingermi il capo di alloro, le apprezzo moltissimo. Anche quando l’alloro si trasforma in un corona di spine.
Ci sono le Sibille, a cui si rivolge Socrate prima di prendere la Cicuta, nel suo ultimo happy hours. E poi ci sono le Strix, da cui deriva il termine strega. Uccelli rapaci. Predatrici dall’aspetto orrendo, dalle quali, mi sono sempre tenuto alla larga. Preferisco le Wicht, che derivando dall’antico Wicca, hanno connotazioni di donne che vedono (oltre) e dunque sanno. Mi piacciono le streghe coi capelli rossi, anche tinti, quanto mi ripugnano le befane.
A Triora non la pensavano così. La loudon italiana (ricordate i diavoli di Ken Russel), la salem ligure (ricordate le ossessioni di Stephen King). Allora scatta un meccanismo perverso in chi vede il male dove c’è il bello.
Un’inquisizione che prevede roghi e torture, per ciò che non è in grado di comprendere.
E le donne sono dure da capire, comprendere, interpretarle. E’ più facile amarle. E poi distruggerle. Come in genere si fa con tutto ciò che si ama.
Il luogo di un appuntamento di morte e di amore è inevitabilmente santificato, in modo pagano, da un sacrificio.

Le donne, che sul finire del cinquecento, accusate di stregoneria, vennero torturate e deportate da un borgo florido, sono le fidanzate che non abbiamo avuto, per la loro pessima reputazione. E peccato che non ce ne siamo innamorati in tempo. Che non siamo riusciti a trattenerle al di là delle nostre meschine paure, perché come diceva Spinoza: “La paura non può essere senza speranza né la speranza senza paura”. E Spinoza era un tipo etico.
Allora affrontiamo questi racconti, queste leggende inventate, col desiderio di avere paura delle nostre paure.
Torturiamo da soli il nostro immaginario. Se è collettivo è quasi un genocidio.
Ricordiamoci anche, maledicendolo da autentiche streghe, che papa Clemente VII (e meno male che si chiamava Clemente con la sacra C!) con la bolla del 1525 autorizzò la tortura come metodo investigativo.
Ricordiamoci che, per fortuna, la notte di Hallowen che è la notte dei Santi è anche la notte delle Streghe. A proposito, un’antenata di mia madre, accusata di stregoneria, è stata messa al rogo in Trentino. Si chiamava La Tessadrella. Fosse stata mia nonna, che era veramente una donna diabolica, non avrebbero avuto tutti i torti……
Ogni luogo è magico. Anche una discarica. La Liguria, il Molise, il Lazio e anche il suo Trentino.
L’importante è incontrare una strega e anziché darle fuoco, chiederle educatamente e anche un po’ marpione: “Scusi, mi fa accendere?”.

Andrea G. Pinketts

 

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