| "Gemellaggio d'arte e d'amore fra Triora e Apricale. Dal 27 agosto al 1 ottobre 2006 Federico Zandomeneghi va in mostra ad Apricale"
Dopo l'ultima presentazione del libro "Triora, Anno Domini 1587.Storia della stregoneria nel ponente ligure" nelle sale del Castello della Lucertola di Apricale, il nostro Direttore Ippolito Edmondo Ferrario organizzerà nella stessa sede, nella cornice dello splendido borgo medioevale, a pochi chilometri da Triora, un'importante mostra di disegni, pastelli e olii del pittore impressionista Federico Zandomeneghi.Leggi il comunicato stampa.
Comune di Apricale Galleria d’arte Sacerdoti, Milano
Federico Zandomeneghi
Il periodo parigino
Disegni, olii e pastelli
A cura di Ippolito Edmondo Ferrario
Apricale, Castello della Lucertola
27 agosto -1 ottobre 2006
Comunicato stampa
Dopo la più recente mostra antologica di Federico Zandomeneghi, tenutasi a Roma, nella sede espositiva del Chiostro del Bramante, dal 5 novembre 2005 al 5 marzo 2006, il Comune di Apricale, in collaborazione con la Galleria d’Arte Sacerdoti di Milano e con l’Associazione Edmondo Sacerdoti per lo Studio, la Tutela e la Divulgazione delle opere di Federico Zandomeneghi, inaugura questa nuova mostra dedicata al maestro impressionista.
L’attuale rassegna, allestita nelle rinnovate sale del Castello della Lucertola di Apricale, nelle quali sono state organizzate, nel corso di questi anni, mostre dedicate a Braque, Picasso, Mirò, e a molti altri artisti di primo piano, vuole richiamare l’attenzione sulla produzione grafica del pittore, grazie alla presenza di 31 disegni che sono studi preparatori per olii e pastelli. E’ la donna la vera e unica protagonista di queste opere: nudi, momenti di intimità, studi sulla figura e interni, ci riportano a quella bella epoque che Zandomeneghi cominciò a ritrarre dal suo arrivo a Parigi nel 1874. La maggior parte dei disegni sono stati esposti durante le prime personali di Zandomeneghi presso la Galleria Sacerdoti di Milano fino alla grande antologica del pittore tenutasi a Ca’ Pesaro a Venezia e trasferita poi a Palazzo Reale a Milano nel 1988, e ancora alla mostra della Fondazione Mazzotta di Milano, del 2004, fino alla più recente di Roma. Parigino d'adozione, italiano per nascita e formazione artistica, Federico Zandomeneghi è tra i pochi artisti italiani che parteciparono alla fervente vita parigina di fine Ottocento. Nato a Venezia nel 1841, Federico, convinto patriota, dopo gli studi d'arte a Venezia, partecipò attivamente alla vita politica italiana, arruolandosi molto giovane con Garibaldi. Stabilitosi a Firenze, con numerosi viaggi nella sua Venezia, risentì profondamente della compagine artistica legata alla cultura pittorica macchiaiola: Signorini, Fattori, Lega, Banti, Borrani, Sernesi, il veronese Cabianca e gli altri frequentatori del Caffè Michelangelo gli furono compagni, nelle esperienze d'arte e di vita. Nel 1874, anno di nascita dell'Impressionismo presso il Caffè Nadar, senza un particolare progetto Zandomeneghi partì per la capitale francese. Il soggiorno si prolungò tutta la vita ed egli entrò a far parte del gruppo degli impressionisti. Legato da profonda amicizia al pittore Edgar Degas, raccolse nella sua esperienza artistica l'influenza dell'amico, ma anche dei neo-impressionisti Signac e Seraut. Dipinse i soggetti tipici del movimento, ma la sua fama si legò profondamente alla maestria nel ritratto e nelle scene di vita mondana. Dame dai cappellini e dai vestiti alla moda lo legarono all'arte dell'amico Pierre-Auguste Renoir.
In questa mostra di Apricale si sono voluti esporre però anche sei opere scelte fra olii e pastelli: fra questi segnaliamo il celebre “Bavardage”, “Le tub” (che più di tutti mostra le attinenze pittoriche con la pittura di Degas), “La lettre”, “Femme tenant un bouquet” e altri. Da una parte si considera Zandomeneghi un artista esclusivamente italiano, ponte artistico tra Venezia e i Macchiaioli prima e tra questi ultimi e gli impressionisti poi; dall'altra, invece, egli rientra nel capitolo considerato come “impressionismo italiano”, con la sua forte appartenenza a detta cultura, senza smentire le radici veneziane.
La cornice della mostra:
Apricale, incantevole borgo dell’Entroterra ligure di Ponente.
ISO 14001, ISO 9001, OHSAS 18001 per i profani sembrano codici cifrati. Invece sono i certificati di qualità ambientale assegnati al comune di Apricale, nell’estremo entroterra ligure di Ponente, a due passi dalla Francia. Qualità del vivere e dell’ospitalità che si aggiungono con merito alla Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Sono pochi i comuni d’Italia a vantare così tanti titoli, ma se dovessimo scegliere, Apricale farebbe da modello a tutti. Il luogo è integro, l’ambiente protetto, il paesaggio ben conservati nonostante l’impervia situazione geografica in una stretta vallata, chiusa da alte barriere di monti.
Le case di Apricale sembrano cadere a cascata, una sull’altra. Stanno in cima e attorno a un colle, esposto a mezzogiorno, che le regge a fatica. Sul culmine spicca il campanile; sullo sfondo il monte Bignone. Terre e pietre antiche, sulle quali si sono scritte le vicende di una comunità gelosa dei propri pochi averi, orgogliosa del suo isolamento.
La durezza della vita non ha mai avuto pause. Fin dal Medioevo per sopravvivere sono occorsi valori e principi non derogabili come quelli contenuti negli statuti cittadini del 1267, i più antichi della Liguria, oggi esposti su pergamena nelle sale del Castello. Ogni aspetto della vita pubblica era rigidamente normato. Solo in questo modo si poteva garantire l’identità della comunità, la trasmissibilità dei beni, la buona gestione delle risorse naturali. Pene severissime erano comminate ai trasgressori. L’omicida veniva sepolto vivo con la sua vittima, le donne adultere decapitate, i ladri di bestiame amputati di un arto. Unica speranza di salvezza il cosiddetto “giudizio di Dio”. Qualora l’accusato avesse superato indenne un breve tratto di cammino con un ferro arroventato nelle mani, lo si sarebbe potuto ritenere innocente.
Non è difficile immaginare quelle drammatiche scene passeggiando per i “carruggi” di Apricale, fra i resti di torri e mura, sotto i passaggi coperti, sulle scalinate. I vicoli sono punteggiati da affreschi murali di artisti contemporanei. Hanno soggetti di vita contadina o scorci di paesaggio dell’entroterra ligure.
Il borgo, fondato forse nel X secolo, ha mantenuto inalterata la struttura urbana medioevale. Tre porte permettevano l’accesso nella cinta muraria. Nel XIII secolo Apricale fu possesso dei conti di Ventimiglia, poi passò ai Doria. Del loro Castello, in cima al colle, accanto alla chiesa, restano la torre, trasformata in campanile, brani delle mura esterne e diversi ambienti interrati, già usati come reclusori, cisterne e magazzini. E’ stato ribattezzato “Castello della Lucertola” per l’affinità che Apricale – da “aprico”, esposto al sole – possiede con questo simpatico animaletto pure amante della luce e del caldo. Le sue sale ospitano mostre ed esposizioni d’arte contemporanea. Ma non manca la vicenda passionale. Nel 1904 la contessa Cristina Anna Bellomo, sospettata di tradimento con Sergei Romanov, figlio de,lo Zar di Russia, fu assassinata in questi appartamenti dal marito geloso.
Sotto il Castello la Piazza Vittorio Emanuele ha un bell’effetto scenografico con tre spazi differenziati: in basso il municipio e una loggia coperta, con fontana; più in alto, l’oratorio barocco di S. Bartolomeo; di fronte a questo, accessibile mediante una rampa a gradoni, la Chiesa della Natività di Maria.
Altri interessanti edifici religiosi si trovano nei dintorni dell’abitato: la chiesetta tardomedioevale di S. Maria in Alba, con affreschi del Cinquecento e dei Seicento; la chiesa di S. Pietro in Ento, assegnabile al XII secolo, e probabilmente ubicata sul sito della primitiva Apricale, poi abbandonato.
Nelle serate del periodo estivo ad Apricale si tengono apprezzati spettacoli teatrali, proposti dal gruppo genovese del Teatro della Tosse. L’annuale Sagra della “pansarola” è invece dedicata al dolce tipico locale che condivide la sua fama con il delicato olio d’oliva.
(Tratto da “Guida alla bandiere arancioni”- Edizioni Touring Club Italiano, 2006)
Come si arriva:
In auto, dall’A10 Genova-Ventimiglia uscita Bordighera, si prosegue sulla statale Aurelia. All’altezza di Caporosso Mare si seguono le indicazioni per Dolceacqua, Isolabona, Apricale.
Info:
Comune di Apricale, Via Cavour 2, 18030 Apricale (IM), Tel. 0184-208126
Pro Loco Apricale (IM), Piazza Vittorio Emanuele 1, tel. 0184 208641
www.apricale.org
Ippolito Edmondo Ferrario
Galleria d’arte Sacerdoti, Via S. Andrea 17, 20121 Milano
Tel. 02 795151 www.galleriasacerdoti.it |
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Apricale, Il castello della Lucertola, sede della mostra

Etude de femme

Femme tenant un bouquet

Bavardage

Etude de deux jeunes femmes assises dans un fauteuil

Le Tub |