Il pietrificatore di Triora tifa per Sanremo
Caro Fanfulla, mi permetto di scriverti per prendere posto in questa tua ennesima disfida giornalistica che vede in questo caso antagoniste Sanremo e Imperia.
Vorrei partire da un presupposto emotivo, quasi intestinale. Devi sapere che parte della mia combustione letteraria, sia saggistica che narrativa, ha visto la luce propria nella tua amata Sanremo. Lo stesso protagonista del tanto discusso “Pietrificatore di Triora”, Leonardo Fiorentini, mio alter ego, ha il suo ufficio sulla trafficatissima e asfissiata (per il traffico) Piazza Colombo, privilegiato punto di osservazione per le sue elucubrazioni da investigatore sull’orlo di una crisi di nervi.
Non saprai neppure che per anni ho frequentato il celebre Hotel Londra nelle cui sale infestate dai fasti, e forse dai festini (che preferisco…) della bella epoque trovavo la perfetta miscela per carburare la mia aspirazione di diventare scrittore.
L’aria che poi respiravo fra le vie della città la ricordo magnificamente intrisa di un atavico senso di decadenza che mi ricordava quella di certe stirpi nobiliari, prossime al tracollo, ma ancora fiere del proprio passato. Se non fossi stato un nostalgico per natura ( e per militanza politica…) probabilmente dopo il primo soggiorno invernale mi sarei suicidato. Invece anno dopo anno ci tornavo con la scusa di accompagnare mio nonno.
Ecco perchè se devo scegliere fra la dorata Imperia del re Mida Scaiola e la vetusta Sanremo, non ho dubbi, scelgo la seconda.
Un po’ perché mi piace stare dalla parte dei deboli, e se Imperia può contare sul suo ministro, Sanremo sappia che può contare su di te, Fanfulla, e su di me, il “pietrificatore” milanese che dalla cima della Valle Argentina, se deve guardare a valle, volge il suo sguardo alla pittoresca San Remo con affetto.
Certo, Strescino ha ragione; l’antica Pigna, e non solo, è infestata, nel senso più autentico della parola, da un’umanità non più varia, ma decisamente avariata. Dietro la facciata patinata o quasi del Festival e del Casinò (due dinosauri così coriacei da non essersi ancora purtroppo estinti), c’è una Sanremo che sarebbe tutta da scoprire, trasudante palazzi nobiliari, ville, e bellezze architettoniche del suo passato medioevale.
Peccato che la visita alla parte antica della città sia ancora oggi poco salutare in nome di quella cosiddetta accoglienza mulitietnica alla quale non ci crede più neppure Pinocchio, che di balle se ne intende. Ricordo ancora di una sera di qualche anno fa, mentre passeggiavo in via Palazzo: qui un “allegro” gruppo di ragazzini si passava di mano in mano un coltello da cucina per sforacchiare un cartellone pubblicitario prelevato da un’edicola. Per non parlare di Piazza Eroi Sanremesi dove gli “eroi Sanremesi” sono stati messi in fuga dagli spacciatori, autoctoni e non. E anche dalle parti del Casinò non è che le cose siano migliori; non me ne vogliano i concittadini di Putin, ma tra lo zar che veniva a svernare in riviera ai primi del 900’ e gli odierni imprenditori figli del comunismo c’è una bella differenza, non di disponibilità economiche, quanto di stile ed eleganza. Anche le ultime dichiarazioni dello stesso “premier venuto dal freddo”, ed ex spione del KGB, la dicono lunga su una certa arroganza che il potere d’acquisto dà a questi nuovi ricchi cresciuti a vodka e patate. Sanremo merita ben altro.
Chi o cosa potranno dunque rianimare la morente città dei fiori?
Dottor Frankenstein a parte direi eventi culturali, locali per giovani, manifestazioni nuove e spazi per la cultura. Tutto ciò insomma che ai nostri amministratori raramente passa per l’anticamera dal cervello.
Ippolito Edmondo Ferrario |