L’Indiana Jones Italiano che passa al setaccio i tesori del sottosuolo italiano.
Di Ippolito Edmondo Ferrario
Si terrà dal 9 all’11 novembre 2006 nella Sala dei Paesaggi di Villa Ghirlandaia Silva a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, il Convegno Internazionale “Giardini storici a 25 anni dalle carte di Firenze: esperienze e prospettive”.
Gli argomenti trattati saranno diversi, molto dei quali legati al territorio lombardo che ospita il convegno stesso. Si parlerà della tutela e della conservazione del patrimonio architettonico italiano costituito da ville e giardini, molti dei quali sono a tutt’oggi oggetto di studio, ricerca e conservazione. In particolare verrà dato spazio anche alle ricerche di ambito sotterraneo che negli ultimi decenni hanno portato a numerose scoperte. Artefici di queste affascinanti indagini sotterranee, il più delle volte commissionate da amministrazioni pubbliche, ma anche da privati, sono gli speleologi dello Scam (Associazione “Speleologia Cavità Artificiali Milano”) di cui abbiamo incontrato Gianluca Padovan, Presidente del gruppo e uno degli esperti più noti in ambito nazionale e non solo.
Durante il convegno si parlerà della scoperta di un “Tempio della notte” fatta da Andrea Thum, componente dello Scam, rinvenuto sotto il giardino di Villa Gorla a Milano, una di quelle splendide residenze “domenicali” in voga agli inizi del secolo scorso. Padovan, 46 anni, veronese, ma da anni residente a Milano, sembra un uomo d’altri tempi; tempra fisica straordinaria, un’esperienza decennale da speleosub e un’attitudine a perdersi nei meandri del sottosuolo per riemergere con scoperte e segreti che farebbero invidia a Indiana Jones. E’ merito infatti dello Scam se in questi anni si sono potuti passare al setaccio i sotterranei del castello di Porta Giovia di Milano (alias Castello Sforzesco), i superstiti rifugi antiaerei presenti ancora sotto i palazzi che abitiamo e tutto ciò che sono opere sotterranee di ingegneria civile e militare.
Veniamo al convegno imminente. Ci puoi parlare di questo “Tempio della notte”.
Si tratta di una ghiacciaia costruita in superficie e ricoperta di terra per favorire la coibentazione.
A che epoca risalirebbe?
Dagli archivi non è emerso alcunché. Potrebbe essere, vista la struttura, collocabile tra il XVI e il XVIII sec. In periodo neoclassico, tra fine Settecento e primi Ottocento, qualcuno ha poi realizzato all'interno della ghiacciaia, un "tempio della notte", squisitamente neoclassico, con otto colonne in marmo candido (un tempo). La particolarità è di essere un tipo di tempio abbastanza raro da trovare, in quanto generalmente costruito alla luce del sole. In ogni caso, alla Villa di Gorla, ne esiste anche uno esterno, strangolato dal glicine, ma decisamente meno prezioso e suggestivo.
Quali sono le scoperte più interessanti che avete fatto in questi anni?
Diverse e molteplici, ma fra tutte le opere idrauliche della civita di Tarquinia, l'acquedotto di Bolsena a nord di Poggio Moscini e le armi medievali nel lago di Bolsena.
Raccontaci del ritrovamento delle armi nel lago di Bolsena.Che cosa avete trovato e dove sono i reperti?
Come Federazione Nazionale Cavità Artificiali Milano stiamo effettuando il censimento e lo studio delle opere idrauliche sotterranee presenti nel territorio del comune di Bolsena, in accordo con la Soprintendenza per l'Etruria Meridionale. I dati saranno poi resi pubblici nel Catasto Nazionale Cavità Artificiali che la Federazione ha istituito. Essendovi nel gruppo di lavoro due speleosub (Giovanni Caponi e Davide Padovan) si è previsto anche di indagare le sponde delle isole Martana e Bisentina, per ricercare eventuali cavità artificiali sommerse. Difatti il livello del lago di Bolsena, nei secoli, si è alzato.
Sono state così rinvenute un’ accetta da battaglia gota o longobarda, una brocchetta medievale in terracotta e un elmo dei primissimi del Quattrocento dallo speleosub Davide Padovan, nonchè un’accetta da battaglia probabilmente longobarda dal subacqueo Massimo Circi.
I reperti sono stati restaurati presso il laboratorio di Tuscania della Soprintendenza, ad opera della sig.ra Franca Bellomarini, e presentati al Primo Congresso Nazionale Sulle Cavità Artificiali "Archeologia del Sottosuolo: metodologie a confronto", tenutosi a Bolsena dall'8 all'11 dicembre 2005. I reperti sono stati quindi depositati presso il Museo del Territorio del Lago di Bolsena per essere esposti. Purtroppo, ad ottobre del 2006 il direttore del Museo, Dott. Pietro Tamburini, non intendeva ancora esporli accampando patetiche giustificazioni, tanto che la Soprintendenza ha provveduto, d'autorità, a farli uscire dai magazzini del Museo per riportarli al laboratorio di Tuscania. La restauratrice Sig.ra Franca Bellomarini provvederà a verificarne le condizioni, dopo questa lunga e ingiustificata giacenza nei magazzini del Museo, e suggerirà alla Soprintendenza una sede certamente più sensibile ai tasselli della nostra Storia Patria che il lago di Bolsena, ogni tanto, "restituisce".
Hai qualche aneddoto legato alle vostre ricerche?Avete mai scoperto un tesoro?
Tutti ci chiedono se abbiamo trovato un tesoro esplorando, alla fine degli anni Ottanta, i sotterranei del castello di Milano. Ebbene si: un portamonete in pelle verde, ricolmo di monete da 5 e da 10 lire. Che ne abbiamo fatto? Abbiamo aggiunto qualche moneta e lo abbiamo nascosto nuovamente nei sotterranei del Castello.
Pensate di aver esplorato completamente i sotterranei del castello di Porta Giovia o c'è ancora da fare?
Bella domanda! Penso di poter escludere, con una certa sicurezza, il fatto di non avere esplorato qualche cosa di accessibile e quindi "esplorabile". E abbiamo anche rilevato quasi tutto il rilevabile. Ad ogni modo ritengo che si sia documentato forse solo un terzo di quanto in realtà, in origine, doveva esservi.
Ritieni che il patrimonio architettonico sotterraneo in Italia sia una risorsa turistica?
Diciamo che in parte è una risorsa turistica. Ma solo una parte può e, auspicabilmente dovrebbe, divenire turistica. Solo una parte in quanto per rendere accessibili molti ipogei si dovrebbe necessariamente comprometterne le caratteristiche. Si provi a rendere turistico un acquedotto di 1 chilometro alto mediamente 170 centimetri, largo 60 cm e con l'acqua che, in alcuni casi, sfiora la volta….Il risultato sarebbe nefasto per la struttura stessa.
Per valorizzare i luoghi sotterranei di molte città cosa si dovrebbe fare?
Innanzitutto studiare nel dettaglio il sotterraneo, passare alla pubblicazione dei dati e poi, se vi sono le adeguate condizioni, renderlo fruibile. Troppo spesso lo si ramazza, lo si rabbercia, si mettono quattro transenne e dieci punti luce e un bel banchettino dove staccare i biglietti.
Poi, se chiedi cosa è visitabile, questi ti dicono"un sotterraneo....." e ti raccontano la cosiddetta "storia del mago". Perchè, di fatto, c'è chi non ha sotto mano nemmeno un rilievo planimetrico decoroso.
Come hai iniziato ad indagare nel sottosuolo?
Avevo 5 anni, ho solevato un tombinetto del giasrdino nel retro della casa dove allora dimoravo, a Desenzano. Me lo sono poi tirato su un piede, nel richiudere il pozzetto, rimettendoci l'unghia dell'alluce.
Quali sono i rischi maggiori dello speleologo in cavità artificiali?
Ambienti sotterranei con scarsità d'ossigeno o presenza di gas: basti pensare a talune miniere. Ma il pericolo maggiore è il voler "esplorare ad ogni costo". Io dico sempre: talvolta è meglio saper rinunciare, se si vuole proseguire serenamente nelle attività. Difatti, talune cavità possono tranquillamente fare a meno della nostra esplorazione.
Che cosa occorre per diventare degli speleologi?
Seguire un corso presso un Gruppo Speleologico del Club Alpino Italiano e seguire, successivamente, un apprendistato di almeno 3 anni con speleologi provetti.
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