Sulle
tracce dell'antica Civitacula, prima abbazia cistercense
in Italia
L’itinerario di oggi ci porterà
a Badia del Tiglieto, la più antica comunità
cistercense sorta in Italia risalente al 1120. La statale
del "Sassello" sarà dunque la nostra
strada almeno fino all'omonimo borgo considerato a ragione
la patria dell'amaretto tenero; questa specialità
dolciaria ha reso celebre nel tempo la cittadina di
Sassello, la cui fama ha varcato i confini nazionali.
Percorrendo la statale da Albissola Superiore raggiungeremo
l’abitato di Stella S. Giovanni, centro del Comune
che raccoglie intorno a sé le frazioni di Stella
S. Martino, la più antica, S. Bernardo, oggi
chiamata Corona, S. Giustina, un tempo appartenente
all'abbazia di Sezzadio, e S. Caterina a Gameragna.
In frazione S. Giovanni scorgerete la chiesa di S. Giovanni
Battista con facciata neoclassica, sul cui sagrato una
bella fontana con fregi paganeggianti, sormontata da
un putto che schiaccia una serpe, incuriosirà
e stupirà per bellezza e originalità.
Altrettanto particolari e simili per tema sono le decorazioni
presenti su un edificio attiguo alla chiesa; di origini
certamente più recenti e adibito ad attività
commerciali. Dal sagrato, seguendo le indicazioni per
il cimitero, giungerete all'antica chiesa parrocchiale
del XVII secolo in stato di completo abbandono da decenni;
si dice che sia stata eretta su un precedente complesso
medioevale e una lapide al suo interno, in parte ostruito
dalle macerie (perciò chiuso al pubblico), testimonia
la necessità di lavori urgenti pena il crollo
già dal 1937. Poco sopra la chiesa vi sono i
ruderi di quello che fu il castello degli Aleramici
nel quale, secondo la leggenda, dimorò per un
breve periodo Papa Innocenzo IV. Prima di proseguire
per Sassello la deviazione sulla sinistra indicante
Ellera ci rammenta alcune leggende che ancora aleggiano
fra le strade di questo piccolissimo paese. Ellera era
uno dei più rinomati ritrovi di streghe di tutto
il savonese; si racconta che le basure si radunassero
in una grotta nei pressi del paese e ciò avvenne
per molto tempo, almeno fino all'arrivo dei soldati
napoleonici che le scacciarono dal loro abituale ritrovo.
Le basure allora, per sfuggire alle feroci persecuzioni,
si affidarono alle loro arti magiche e cominciarono
a frequentare il paese sotto forma di gatti. Accadeva
allora che, entrando in chiesa, il solo che riuscisse
a riconoscerle fosse il prete nel momento in cui recitava
"I'Orate Fratres" durante la funzione. La
leggenda vuole che da quel momento in poi il sacerdote
abbia cominciato a recitare l"Orate Fratres"
rivolgendo le spalle ai fedeli per non vedere le streghe.
Oggi Ellera dà l'impressione di sorgere ai confini
remoti della civiltà attuale, placidamente abbarbicata
sulle rive del bel torrente Sansobbia che l'attraversa.
Non mancate di sostare in trattoria per un buon bicchiere
di Nostralino. Proseguendo sulla statale, superata la
borgata S. Giovanni, in direzione Giovo, giungeremo
in quello che un tempo fu luogo di interventi miracolosi:
alla nostra sinistra una chiesetta neoclassica, con
il pronao risalente al XIX secolo, è rimasta
a perpetua testimonianza della devozione di un viandante
che qui, in località detta del “Salto”,
ebbe salva la vita intorno al 1750.Costui mentre percorreva
l'antica strada un tempo sprovvista di ripari rischiò
di cadere col proprio cavallo nel dirupo sottostante;
appellandosi alla Vergine del Pilone, la cui effigie
era impressa su un pilone votivo appunto, ebbe salva
la vita. Successivamente, come testimonia una formella
murata esternamente all’edificio, la chiesa, consacrata
da subito alla Vergine del Salto, fu dedicata a S. Rocco,
Protettore degli appestati.
Un appuntamento con la tradizione dolciaria non può
essere tuttavia disatteso con un’opportuna sosta
a Sassello per i già citati mitici amaretti,
ma ricordando pure l'industria conserviera che qui sa
proporre il meglio di sé grazie alle abbondanti
raccolte di funghi porcini. Sassello presenta un aspetto
piuttosto antico, risalente alla ricostruzione del 1672;
tracce precedenti sono visibili nelle cosiddette Bastia
Soprana e Bastia Sottana. La prima è un insieme
di ruderi del ‘300, posizionati in un luogo, fuori
dall'odierno abitato, quasi inaccessibile. Lo si raggiunge
costeggiando il torrente, superato il camposanto alla
vostra sinistra, dove vedrete un bel nucleo di case
rurali con le tipiche scale di legno lunghe appoggiate
ai muri esterni, per raggiungere i magazzini ai piani
superiori. Bastia Sottana invece è un insieme
di edifici voluti dai Doria appartenente al XV secolo.
Interessante sarà anche la visita alla chiesa
di S. Giovanni Battista sulla cui facciata campeggia
questa scritta: “Condita Sacra Domus fidei hic
nascentis ab aevo” che ci rimanda, secondo una
già visitata tradizione, a un'origine pagana
dell'edificio stesso in quanto... “la sacra casa
è stata edificata fin dal tempo in cui nasceva
la fede”. Di fianco alla chiesa c’è
l’antico oratorio dei Disciplinanti; da qui godrete
di un bellissimo scorcio sul verde cupo e rigoglioso
della gola scavata dai due torrenti Sasselletto e Sbruggia
che poco più a valle confluiscono in unico corso.
Volgiamo il nostro sguardo verso la nostra ambita e
sospirata meta, Badia del Tiglieto, che dista ancora
diversi chilometri; prima di arrivare dovremo attraversare
il Parco Naturale del Beigua, zona di notevole interesse
naturalistico. Lasciata Sassello e andando in direzione
Urbe-Rossiglione godremo della splendida e riposante
vista di questa piana ricca di pascoli e sorgenti che
alimentano numerose fonti: ricorderemo la Fontana del
Grippino, dei Giardini, della Ferriera Nuova e infine,
in località Palo, quella della Rondanina detta
anche Fontana della Salute. Da qui in poi il paesaggio
alternerà pianori luminosi a scoscese e anguste
valli, alcune dai nomi inquietanti quali la VaI Marasca
(toponimo derivante dall’occitano Masca che significa
strega) e Valle Scura, segnate da scenografiche gole
scavate da impetuosi torrenti. I centri abitati si fanno
via via sempre più radi e le case tendono a restare
isolate tra loro. Urbe, uno dei primi paesi che incontriamo,
sappiamo che per la fertilità delle sue terre
fu abitato fin dai tempi più remoti; in frazione
Vara Superiore l'abitudine di costruire le case a forma
di capanna sembrerebbe ricordare la loro diretta discendenza
da quelle abitate dalle prime tribù nomadi che
vivevano qui anticamente. Più recenti sono invece
gli essiccatoi per le castagne detti "albergu";
sono gli ultimi simboli di un'antica economia rurale
che portava con sé anche un interessante bagaglio
di usi, costumi e folclore oramai dimenticati. Restando
a Urbe, e più precisamente in località
Romana, si avrà la possibilità di visitare
l'antico palazzo della famiglia Romano che sorge vicino
ad un prato, nei pressi di una piccola costruzione di
pietra consacrata a S. Alberto, protettore dei i mastri
chiodai. A Olba S. Pietro invece sarà un'insolita
iscrizione sulla chiesa a narrare una parte di storia
di questa piccola comunità: "Vade Retro
Satana" è l'invito rivolto all'esercito
Sabaudo a memoria del fatto che qui nel 1625 seminò
rovina e distruzione. Curiosa è infine, la fontana
ricavata da un unico blocco di pietra. Ma ecco che l'appuntamento
con la storia millenaria, unica per bellezza e suggestione,
è arrivato.
Le dolci memorie del Tiglieto
Mentre il sole calava, cedendo il posto
ai tenui colori del crepuscolo estivo, mi ritrovai a
condividere alcuni momenti del mio pellegrinaggio con
una vecchia contadina che da sempre aveva vissuto a
Badia; la incontrai intenta a dissodare amorevolmente
la terra del suo orto. La sua cortesia è uno
dei più bei ricordi che conservo mentre col pensiero
torno a ripercorrere il grande parco protetto da piante
secolari: tigli, tanto numerosi da suggerire il nome
stesso della località, e ancora tassi, larici,
abeti così maestosi nella loro quiete che pareva
potesse durare in eterno… In quella mistica atmosfera
di calma e serenità è sorta l’Abbazia
Cistercense, la prima fondata in Italia nel 1120, diretta
affiliata dell'Abbazia di La Ferté. I monaci,
tornati ad abitarla, mi hanno accompagnato nella visita
dell'antico luogo di preghiera... La sala capitolare
nella sua armoniosa semplicità risplendeva con
le sue tre navate, gli archi a tutto sesto e i massicci
pilastri di pietra; il chiostro, divenuto successivamente
cortile, in quanto annesso in epoca più recente
a una cascina, con le sue trifore e i fregi scolpiti
ispirava visioni millenarie. Un monaco mi indicò
un tumulo di pietra attualmente oggetto di restauro
insieme ad altre parti dell'edificio: era la tomba di
Isnardo Malaspina, signore di diversi feudi in Liguria
e nel Monferrato, ricordato nelle cronache, oltre che
per la sua straordinaria statura, per la sua spregiudicatezza
come uomo di potere. Una lapide sepolcrale così
lo ricordava: "Sepolcro dell'Egregio Illustre Isnardo
Marchese Malaspina e degli eredi suoi. Qui sepolto nel
1331 il giorno 27 del mese di dicembre, nella Festività
dei Santi innocenti". Negli anni 50, quando fu
aperto il sepolcro, si ebbe la conferma delle cronache
del tempo trovando infatti uno scheletro di proporzioni
gigantesche. Una truce leggenda aleggiava a spiegazione
dell'invertimento della porta di accesso che ora si
apre dove prima vi era l'abside e viceversa: sull'altare,
durante la messa, il sacerdote era stato ucciso e quel
cambiamento, secondo la tradizione, era il solo modo
per cancellare il misfatto. Ma i racconti, anche i più
terribili, si dissolvono, in luoghi così mistici,
e particolari, come nebbia al primo mattino, lasciando
posto a più miti ricordi. Ripromettendomi di
tornare a visitare Badia, mi concessi ancora qualche
istante nel grandioso parco; a pochi passi da lì,
l'immagine di quella contadina che faceva ritorno al
suo cascinale evocava un qualcosa di altri tempi che
ancora sopravviveva. Tornai sui miei passi mentre, a
poca distanza dall'Abbazia, il ponte medioevale, ora
restaurato, sembrava essere il prodigioso varco verso
mondi lontani.
I Menhir di Alpicella...
Nei pressi di Stella S. Martino un bivio
ci indica il paese di Alpicella che costituirà
un'opportuna deviazione per tutti gli appassionati di
preistoria e di misteri insoluti: infatti nella zona
sono presenti numerosi menhir, le grandi rocce megalitiche
dal significato ancora quasi sconosciuto. Nel paese
vale la pena visitare la chiesa di S. Antonio Abate,
in posizione elevata, con una grande croce presente
sul sagrato datata 1739.
Tradizioni
Nella sala capitolare della Badia la
tradizione vuole che S. Bernardo abbia scritto la famosa
lettera ai Genovesi. E fa sempre parte della tradizione,
seppur gastronomica, il mitico polentone che si prepara
ogni ultimo lunedì di agosto in frazione Acquabianca;
presso un'antica sorgente la polenta viene preparata
già nel pomeriggio dentro grandi paioli fumanti
scaldati rigorosamente a legna; ad essa si accompagna
lo stufato di patate e di montone che la sera verrà
servita a tutti i presenti.
Eremo del Deserto.
Luogo di secolare meditazione a pochi
chilometri da Varazze, posta nella Valle dell'Arrestra,
merita una visita in quanto luogo di stupefacente quiete;
circondato dalla tipica macchia mediterranea, all'ombra
di castagni, pini e lecci. È questo un edificio
che vi impressionerà per le notevoli dimensioni:
3.448 metri di mura da 70 cm. di spessore, alte 2,50
metri. La struttura risale ai primi del 1600 quando
18 carmelitani la abitarono per primi; le mura poi attraversando
anche il corso del torrente Malanotte l’hanno
difesa per ben 400 anni. All’interno dell'Eremo
è conservato un antico crocefisso d'avorio portato
dall'oriente e ritenuto miracoloso. Camminando vicino
alla costruzione è possibile vedere i resti di
alcune piccole chiese con campaniletto annesso e cella,
che un tempo fungevano da riparo per il monaco durante
la sua permanenza nella valle. Sulla facciata del padiglione
campeggia l’affresco con il simbolo dell'ordine
dei carmelitani.
Fantasmi a Rossiglione
Si dice che all’imbrunire, in una
casa abbandonata, nei pressi di Rossiglione, avvengano
le saltuarie apparizioni di un monaco che nell’
‘800 avrebbe venduto l’anima al Diavolo.
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