L'entroterra
di Savona. La val Bormida
Dalla stessa statale del Sassello, già
percorsa in precedenza, al bivio per Dego e Giusvalla,
ha inizio un nuovo itinerario che ci condurrà
in VaI Bormida, da sempre considerata terra di confine
strettamente legata al vicino Piemonte da profondi legami
sociali, economici e culturali che oggi vive un non
facile rapporto fra tradizione e sviluppo che in parte
ha mutato l'anima rurale di un tempo. Se da una parte
le grandi arterie stradali hanno favorito lo sviluppo
economico, dall’altra hanno condizionato pesantemente
l'impatto paesaggistico come ognuno di voi potrà
constatare. Fortunatamente anche qui non tutto è
andato perduto: i piccoli borghi, i castelli medioevali,
le tradizioni gastronomiche più piemontesi che
liguri, sopravvivono meritando di essere conosciute
e apprezzate.
In VaI Bormida come altrove la vita contadina era scandita
dall’alternarsi delle stagioni; le lunghe e fredde
sere invernali erano motivo di riunione per le famiglie
che s'incontravano ora in casa di uno, ora in casa dell'altro.
Era il momento della "Veglia", chiamata a
Murialdo "endè a viè", durante
la quale si aggiustavano gli attrezzi agricoli, se ne
facevano di nuovi, si sgranavano le pannocchie o i fagioli
e alcuni giocavano a carte. Memorabili erano i lunghi
e a volte terrificanti racconti degli anziani che spesso
avevano per protagonisti una strega o spiriti malvagi;
nell’occasione si gustavano le castagne arrostite
dette "rustie", bollite dette "bolletti"
o secche. II luogo di riunione era quasi sempre la cucina,
talvolta anche la stalla come accadeva a Millesimo.
L'inizio delle veglie coincideva con la cessazione del
lavoro nei campi e la fine era segnata dall'arrivo della
primavera. Il 6 di novembre sanciva l'inizio esatto
delle veglie ad Altare, Murialdo e Millesimo, mentre
più in generale iniziavano prima in autunno.
Sempre a Murialdo e Millesimo esse si prolungavano fino
ad aprile mentre ad Altare fino a marzo. In certi giorni
le veglie erano proibite: a Millesimo non si tenevano
di domenica e durante le festività infrasettimanali,
ad Altare erano sospese il lunedì. Le veglie
cominciavano intorno alle 20 e terminavano alle 23 circa.
Ricorrenza particolarmente festosa e attesa con trepidazione
soprattutto dai bambini era il Capodanno; ad Altare
i ragazzini del paese, secondo un antico costume, percorrevano
le vie bussando alle porte, chiedendo in dono piccoli
regali; annunciavano il loro arrivo al grido di "fanciullin…
fanciullin…" e una volta entrati nelle case
correvano intorno ai tavoli trascinando con sé
delle catene così da scacciare spiriti e streghe.
Per finire ricorderemo la festa della Candelora che
cadeva a febbraio; a quel tempo il sacerdote (così
era per quasi tutta la Val Bormida) donava al capofamiglia
una candela facendo prima scorrere un po' di cera sui
polsi dei presenti per disegnare una croce; questa era
la famosa candela donata in occasione della festa di
S. Biagio e serviva a proteggere i bambini dal mal di
gola. II rito poi si concludeva imponendo sulla gola
dei pargoli due candele incrociate.
Eccoci dunque, dopo questa lunga e interessante parentesi
sulle antiche usanze, alla visita dei comuni della valle.
Cairo Montenotte con la sua struttura, tipicamente medioevale
e le rovine del castello dei Del Carretto è il
centro principale dell'alta VaI Bormida. È interessante
ricordare che anche qui la stregoneria e le arti magiche
furono al centro di un processo celebratosi nel 1631,
lo stesso anno dell'epidemia di peste bubbonica che
peraltro risparmiò MiIIesimo. La donna accusata
di stregoneria fu tale Sofia Larghero, anziana contadina
che viveva in solitudine, che subì il supplizio
della tortura confessando così la sua presunta
natura diabolica, ammettendo di essersi recata ogni
sabato notte sui monti di Cairo, in località
Cianlazz, per partecipare al sabba. Qui, secondo il
suo racconto, fu lo stesso Lucifero a consegnarle la
polvere di "contagione" ordinandole di spargerla
nei pressi del Santuario di Nostra Signora della Misericordia
nonché vicino all'antico ospedale. Durante la
confessione la presunta strega accusò anche la
sorella Maria, la zia Zebellin e altre donne, additandole
ai giudici come sue complici. II tribunale presieduto
dal Capitano di Giustizia e dal Visconte preposto al
governo del feudo di Cairo sentenziò la pena
di morte. Al sorgere del sole il 27 agosto del 1631
Sofia Larghero fu condotta in processione al rogo e
bruciata viva; stessa sorte toccò alla sorella
Maria il 5 settembre dello stesso anno. Un’altra
famosa strega che ricorre in molte leggende della VaI
Bormida era tale Caterina. Meditando su questi aneddoti
dai contorni tristi e oscuri sarà auspicabile
rivolgere il nostro pensiero a tempi meno cupi. Ci sposteremo
a Millesimo, capoluogo della valle, il cui nome risalirebbe
a un episodio avvenuto in epoca romana. Si racconta
che in una Legione di Pompeo ci fosse un soldato che
nelle marce di trasferimento rimaneva sempre indietro;
stanco di essere sempre l'ultimo dei suoi compagni d'arme
e quindi di essere "miles imus", al ritorno
dalla Spagna non volle più proseguire e si stabilì
proprio in quel luogo che da lui prese il nome. Tornando
ad oggi, notiamo che rimangono diverse tracce del passato
medioevale tra cui il bel castello le cui parti più
antiche risalirebbero al XII secolo. È interessante
osservare, anche nei minimi particolari, il carattere
militare dell'edificio: nella parte orientale tre finestre
mostrano coppie di mensole che originariamente servivano
a reggere le “bertesche”, cioè quegli
strategici vani dai quali si lanciavano sui nemici olio
bollente e pietre; ancora visibile è poi la cosiddetta
“scarpatura” a rinforzo delle pareti esterne
contro gli eventuali assalti. I castelli di Millesimo,
della vicina Cosseria, di Cengio e Roccavignale costituivano
un importante polo strategico militare sulla via che
immetteva nel vicino Piemonte. Il centro storico di
Millesimo, a pianta triangolare, presenta bellissimi
scorci: il palazzo dei Del Carretto, le strette vie,
la Bormida attraversata dal famoso ponte detto della
Gaietta, unico esemplare in Liguria di ponte fortificato
(originario del XII secolo, con la bella torre a presidio
risalente al ‘400).Non si potrà non rimanere
affascinati dall'architettura definita minore, ma non
per questo meno suggestiva: le vecchie case contadine,
alcune purtroppo trascurate, meriterebbero un lungo
discorso a parte. Se poi tra un monumento artistico
e l'altro qualcuno avvertirà la necessità
di uno spuntino, i piatti della tradizione sapranno
soddisfare i palati più esigenti: da non perdere
la selvaggina cucinata alla "piemontese",
le salsicce di Cosseria, i Fazeni o Fazzini, originari
di Bormida (focaccine di farina e patate lesse, come
un tempo cotte sulla stufa, condite con olio, aglio
e cipolla), le torte di riso e le imperdibili piogge
di tartufo bianco. Avendo nominato il comune di Cosseria
sarà doveroso citare un episodio storico della
massima importanza: la famosa battaglia, fra le truppe
del generale Napoleone Bonaparte e gli Austro-Piemontesi
il 13 aprile 1796. Il Carducci esaltò le epiche
gesta dell'ultimo dei marchesi dei Del Carretto che
con un pugno di soldati piemontesi, resistette nel castello
fino alla morte ai violenti e numerosi assalti dei Francesi.
Un borgo che invece vi stupirà per la straordinaria
presenza di chiese sul suo territorio (...ben 20) è
Murialdo, l'originaria "Murus Altus", dal
passato feudale come testimoniano i resti del castello
aleramico costruito sul colle di Costa che tuttora è
oggetto di ricerche archeologiche. La parrocchiale di
San Lorenzo, risalente al 1445, con un bel portale del
‘300, sormontato da un rilievo in pietra arenaria,
conserva all'interno una fonte battesimale medioevale.
Sempre in zona gli amanti delle escursioni “sotterranee”
potranno cimentarsi nella visita di moltissime formazioni
geologiche di origine carsica come la Grotta dell'Alma
Rossa e il Pozzo di San Bernardino. Sorseggiato il liquore
tipico detto "Spingitutto" è consigliabile
proseguire verso Altare caratterizzata da strette vie
e case in pietra. Borgo di origine pre romana mostra
i ruderi del castello un tempo presidio della cosiddetta
Strada del sale; merita qui un assaggio il vino locale,
un onesto e semplice dolcetto rosso rubino prodotto
dai contadini. Altri castelli e resti di antichi fortilizi
sono visibili a Cengio, Roccavignale e Massimino, quest'ultimo
il paese più piccolo della Liguria. A Mallare
invece nei secoli scorsi c’erano ben due castelli,
uno dei quali "Del Carruggio" di cui rimangono
poche tracce; è da vedere poi la "casa del
Conte", ovvero la residenza dei Del Carretto risalente
al XV secolo. Spostandoci in località Eremita
visiteremo uno dei più importanti santuari della
zona, quello di Nostra Signora della Misericordia, di
origine medioevale, ampliato in epoca barocca e a fine
‘800. Merita una visita anche Osiglia, di origine
pre romana e un tempo feudo degli Aleramici; in posizione
elevata è rimasto il castello con la Parrocchiale
del Santo Nome di Maria, costruita su precedenti strutture
romaniche. Il paese è rinomato per il lago artificiale
costruito tra il 1937 e il 1939.
Millesimo, un caso internazionale
Millesimo ebbe il suo momento di fama
internazionale nella prima metà del secolo scorso
per gli strani e sconvolgenti avvenimenti avvenuti nella
dimora dei Del Carretto, allora abitata dal Marchese
Carlo Centurione Scotto con la sua famiglia. Egli perse
tragicamente il figlio, il capitano Vittorio Centurione
Scotto che morì inabissandosi nel lago di Varese
con il suo idrovolante mentre si allenava per la Coppa
Schneider. Il padre, sconvolto dal dolore, si dedicò
negli anni successivi al tentativo di contattare il
figlio organizzando delle sedute spiritiche. Tra luci
e ombre, al centro di critiche e sospetti, fonte di
fenomeni ancora inspiegabili, le sedute del castello
di Millesimo conobbero risonanza internazionale, interessando
studiosi e personaggi di spicco tra cui Artur Conan
Doyle. Molti furono i fenomeni che si verificarono:
oltre alle voci dei cosiddetti spiriti guida ci fu la
smaterializzazione dello stesso Marchese durante la
seduta del 29 luglio 1928. Quest'ultimo, così
si racconta, fu ritrovato in stato di trance a notte
inoltrata in un'altra ala del castello. Ci fu anche
l'apparizione dello spettro del Generale Navarra, morto
nella battaglia di Cosseria alla fine del XVIII secolo
e sepolto proprio nella cappella gentilizia del castello.
Ancora oggi, a decenni di distanza, il "caso"
di Millesimo rappresenta un fenomeno di assoluto rilievo
nel panorama della parapsicologia internazionale.
Il Santuario del Deserto
A pochi chilometri da Millesimo sorge
in località isolata e dominante la valle, il
Santuario del Deserto. La costruzione risale al 1867;
furono impiegati ben 15 anni per erigerla nel medesimo
posto dove sorgeva la precedente chiesa del 1726. Nel
Santuario è venerata un’immagine della
Vergine un tempo dipinta (XVI sec.) sulla parete esterna
di un essiccatoio per le castagne originariamente collocato
su uno dei tanti sentieri che portavano in Piemonte;
avvenne il miracolo e un bambino cieco riebbe la vista.
Nel 1618 l'immagine fu restaurata e nel 1818 fu tagliata
con parte del muro sul quale era dipinta, per essere
collocata nella nicchia sopra l'altare.
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