Ceriana
Ceriana è uno fra i paesi più
affascinanti e meglio conservati dell'entroterra di
ponente, caratterizzato dalle tipiche case-fortezza
di epoca medioevale. La tradizione racconta che la fondazione
del primo nucleo abitato risalga alla famiglia romana
dei Celii, da cui sarebbe derivato il nome Celiana e
infine Ceriana. La sua costruzione certamente dettata
da ovvie necessità strategiche avvenne sull’attuale
sperone di monte sulla displuviale destra, a strapiombo
sul torrente Armea. La prima traccia della sua origine
risale al 980 d.C. quando Ceriana in un documento veniva
indicata come "Curtis Sancti Romuli". Sappiamo
che in seguito, il Conte di Ventimiglia, Corrado, nel
1038 la cedette a Genova. Diversi sono gli edifici religiosi
che suggerisco di visitare: la chiesa di S. Andrea (nel
centro del paese, sorta su un precedente luogo di culto
pagano) e l'antichissimo santuario di Nostra Signora
della Villa, già citato in un atto del 1218;
l'originario santuario denominato Santa Maria, un tempo
era affidato alla custodia di un eremita. Nel suo interno
i numerosi ex-voto testimoniano una non interrotta devozione
alla Vergine ancora oggi viva in tutta la valle.
Le confraternite di Ceriana
Sembra che a Ceriana le confraternite
siano sorte in stretta simbiosi con il movimento dei
sodalizi provenzali e che abbiano assunto una loro connotazione
autonoma fin dal 1300. La più antica sarebbe
quella dei Rossi di Santa Caterina la cui fondazione
risalirebbe al 1340; di poco successive sarebbero la
confraternita dei Verdi di S. Marta e quella degli azzurri
della Madonna della Visitazione, fondate intorno al
1450. L’altra confraternita, quella della Misericordia,
i Neri, di origine più recente, non partecipa
al alcune delle più importanti cerimonie a differenza
delle altre. L'abito dei confratelli è una veste
bianca con un cordone sormontato da una mantellina di
colore del proprio oratorio d'appartenenza; la veste
della confraternita della Misericordia è completamente
nera. Le confraternite presiedono con croci, stendardi
e torce alle ricorrenze più importanti dell'anno
religioso quali la Settimana Santa, il Corpus Domini,
la Festa dei Santi Pietro e Paolo, la natività
di Maria e la Commemorazione dei Defunti. Particolari
e molto suggestive sono poi le feste patronali dei singoli
oratori durante le quali le confraternite intonano antichi
canti latini creando un alone misterioso, di tipico
sapore medioevale.
In volo notturno sui sentieri dello
Spirito.
Suggestioni, leggende, folclore…
per una dolce notte insonne…
“ …con i capelli scomposti
sciolti nel vento,
il seno nudo e le cosce scoperte, balzava
di comignolo in comignolo e scivolava lungo le gronde.”
Isaac B. Singer
Più che un’impressione la
mia fu quasi una certezza, mentre la notte andava ammantandosi
sempre più nera, accompagnata nel suo lento divenire,
dai rintocchi del campanile dell’Assunta in Triora;
quest’ultimo si stagliava immobile nel pallore
lunare sorto ad avvolgere i profili di silenti montagne.
In quelle ore, le più buie e profonde della notte,
quando fredde scintillano le stelle, un qualcosa di
antico e sovrannaturale tornava a raccontare di sé
a tutti coloro capaci di cogliere la sottile magia che
appartiene alla dimensione delle ombre. La mente prese
il volo, libera e felice; fu così che l’eco
di un mondo lontano tornò a farsi voce per raccontare
di Streghe, Basue, Stoleghe, Paganaie, Spiriti, Folletti
e crudeli divinità vissute su cime di monti deserti
ed inospitali. Il viaggio ebbe inizio sospinto da lievi
venti; sorvolai le case della Ca Botina a Triora dalle
cui cadenti e buie arcate una voce sussurrava di convegni
notturni e magiche apparizioni; sostai presso la "Tana
de Bazure" di Agaggio in attesa di assistere a
frenetiche danze; fui condotto all’ombra del grande
“Ciottu da stria” e ancora sulla soglia
del misterioso Buco del Diavolo a Borniga. Nel frattempo
le Frantuie cominciarono a radunarsi presso l’omonima
“ciazza” nella vicina Badalucco attendendo
l'ora più propizia al sabba. Dalla Rocca di Andagna
giunsero poi altrettanto sinistri e inquietanti segnali.
La mente corse più a nord seguendo il primordiale
richiamo di maestose montagne bramose di raccontare
la loro storia: percorsi la Val Masca punteggiata di
laghi lucenti. Scorsi il famigerato Lago dell’Olio,
da sempre ritenuto venefico a causa della presenza dell’incantata
fortezza della Regina Maima e delle sue maliarde. Nelle
notti di tempesta, quando sinistri lampi sarebbero stati
luci di festa, la Regina e le streghe banchettavano
e danzavano nel loro castello dalle mille guglie che
al sorgere del sole sarebbe poi scomparso come un miraggio.
Vidi l'altrettanto cupa e affascinante vetta del Monte
Bego, dominante la Val Roia, dalla quale una voce di
tuono mi chiamava a sé, invocando il nome di
Bekkos, dio potente e sanguinario, protettore delle
messi, ma anche dispensatore di tempeste e calamità,
pregato dalle primitive tribù liguri. Un gigantesco
masso erratico me ne narrò l’ancestrale
storia fatta di preghiere, speranze, suppliche incise
per sempre nella roccia a perenne testimonianza del
dio avvolto dalle fiamme. Giunsi ancora in terra brigasca
presso il Monte Mongioje nella cui parte scorsi la fantastica
sagoma di quel frate che eterno tesseva il filo delle
vita umane felici dal suo inaccessibile eremo. Ascoltai
la storia di quella valligiana che in un pomeriggio
di sole, stanca dell’asprezza della vita contadina,
cercò di tagliare parte del filo che il frate
lasciava scorrere liberamente fino a fondo valle. Quest’ultimo,
conoscendo le intenzioni della donna, ritrasse il filo,
nascondendolo per sempre nel suo inavvicinabile rifugio.
L’alba non tardò a giungere, annunciando
il nuovo giorno e scacciando quelle presenze che ogni
notte tornano ad abitare grotte e montagne per raccontare
le loro malinconiche storie. I miei occhi si specchiarono
nelle limpide e spumeggianti acque del Lagu Degnu cogliendone
gli smeraldini riflessi; la notte era solo un ricordo
e nessuno avrebbe potuto dire se poche ore prima, in
quello stesso luogo, le bagiue avessero ballato illuminate
dal bagliore del falò.
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