Pigna

Straordinario ricamo di "Chibi"

Appena giunto a Pigna, volli subito visitare la famosa loggia gotica che avevo visto solamente in fotografia e di cui avevo sempre sentito parlare; ricostruita dopo la guerra poiché distrutta dai bombardamenti, essa esercita uno straordinario fascino nei contrasti di luci e ombre, riportandoci indietro nel tempo quando lì si riuniva il Parlamento Pignasco e si teneva l'importante mercato. Pigna infatti era prossima a una delle vie commerciali più floride del passato che metteva in comunicazione la costa con la Francia e il Piemonte; così ad esempio lo scambio dell'olio avveniva sulla piazza come testimoniano ancora oggi le coppelle scavate nella pietra che troviamo ai margini della loggia. E sempre all'ombra di quelle secolari arcate c'era la "colonna infame" alla cui gogna venivano incatenati ladri e malfattori per essere giudicati pubblicamente. Dalla loggia sarà facile percorrere uno dei tanti "chibi", ovvero gli scuri carruggi, per andare alla ricerca di scorci indimenticabili: fontane di pietra, sottopassi, gallerie, sovraportali in ardesia finemente scolpiti saranno i migliori e assoluti protagonisti di questa visita sulle tracce della Tradizione. Vedrete la bella e spettacolare Chiesa di San Michele Arcangelo del XIII secolo intorno alla quale furono costruite le case più antiche del paese. Curiosa è la statua che campeggia sulla facciata della chiesa sotto il rosone del Gaggini: S. Michele Arcangelo che vince sul demonio, raffigurazione curiosa con tratti quasi grotteschi. Ancora una volta la fede ritratta così forte e salda nelle rappresentazioni sembrerebbe l'arma più efficace per scacciare i timori suscitati da storie e leggende quasi completamente dimenticate. Proprio in uno dei “chibi” di Pigna si ricorda un sotterraneo, ancora oggi esistente, ritenuto luogo di incontro delle Stoleghe, le streghe locali che insieme alle Paganaie rendevano insonni le notti nel borgo. Queste ultime, creature simili alle streghe, secondo la tradizione, entravano nelle case per rubare i bambini e palleggiarseli poi tra di loro; eppure le Paganaie conservavano anche aspetti benigni e a testimonianza del loro mito è rimasto il toponimo Paganaia che indica un monte e un vallone presso la gola di Gouta a Pigna. Osservando la valle sottostante godremo di una vista straordinaria sull'ardito abitato di Castelvittorio che "fronteggia" Pigna dal versante opposto, letteralmente annidato nella roccia. Non ci resta dunque che visitare in ultimo Castelvittorio, non prima però di aver assaggiato il buon Rossese che qui in alta valle si fa più sottile e nervino, ma non per questo di qualità inferiore a quello di Dolceacqua. Castelvittorio offre una sorgente d'acqua sulfurea vicino alla chiesa dell'Assunta che, se bevuta di ferragosto, secondo la Tradizione curerà qualsiasi male; se poi avrete fame in vostro soccorso arriverà il mitico Tourton, torta salata a base di erbe aromatiche dell'orto farcita con zucchine e cotta rigorosamente nel forno a legna (il 20 di agosto questo piatto è protagonista della sagra locale). La storia ci parla dell'antichissimo Castrum Dodi del XIII secolo, feudo originario dei Conti di Ventimiglia, passato poi alla Repubblica di Genova; la parrocchiale di S. Stefano è stata costruita su una parte delle antiche fortificazioni del Castrum. Ultima curiosità: il dolce locale ha un nome bizzarro che potrebbe scandalizzare i benpensanti … ma niente paura! I "Peti de Muneghe" sono le gustosissime frittelle specialità di Castelvittorio. Il viaggio prosegue: dalla Valle del Nervia, osservando la cartina, alla Valle Argentina il passo è breve…

“Le Senurae, antica usanza pignasca”

A Pigna le notti non sempre scorrevano tranquille non solo per le inquietanti presenze di Stoleghe e Paganaie, ma anche per le imprese notturne di sapore goliardico dei giovani di Pigna durante la Festa delle Figlie di Maria. Col favore delle tenebre si cospargevano di cenere le case delle persone legate tra loro da presunte e illecite relazioni amorose. Non sfuggivano poi allo scherzo neppure quelle ragazze che il giorno dopo sarebbero state impegnate nella manifestazione religiosa: gli usci delle loro case venivano ostruiti con mucchi di calce. Infine anche l’immagine del Diavolo presso la Chiesa di San Michele, durante quella notte, veniva ricoperta di cenere in segno di scherno.

 

© 2004 Ippolito Edmondo Ferrario - tutti i diritti riservati