Bajardo

Bajardo... colle un tempo caro ai Druidi

Da Apricale ci allontaneremo, seppur di poco, dal nostro itinerario in VaI Nervia, per seguire la strada che, attraverso uno scenario naturale davvero straordinario, ci porta a Bajardo, tappa imperdibile e memorabile di questi "vagabondaggi" sulle tracce della Tradizione.

"Visitate il paese vecchio sul colle un tempo sacro ai Druidi"... è questo il sorprendente invito che vi accoglierà, superando ogni vostra aspettativa in fatto di luoghi antichi, quando vedrete Bajardo, antico abitato posto a 900 m. d'altezza a est di Apricale. La storia del borgo qui assume toni davvero misteriosi e affascinanti e il pensiero corre inevitabilmente a una delle prossime tappe che ci attendono: Triora, nota per il suo processo alle streghe. Dunque Druidi e leggende celtiche da un lato, maliarde e sabba notturni dall'altro. II mito vuole che sia stato il paladino Rinaldo, giunto in questo luogo di grande bellezza e solitudine, a dargli il nome del suo destriero, Bajardo appunto. Secoli più tardi il poeta Pastonchi, originario di Riva Ligure, rievoca così il leggendario paladino e il suo destriero:

"Uno dei tuoi cavalli, il più galiardo,

giovinezza, ancor pasce questo greppo:

io lo sento annitrir da monte Ceppo

sopra Bajardo”

Anche lo scrittore Italo Calvino vi ha soggiornato per lunghi periodi.

La storia invece ci narra di antiche cronache secondo cui "...il franco Ercambaldo, notaro del sacro romano impero, che invitato da Carlo Magno con un esercito di nobili cavalieri a debellare la tracotanza araba, abbia proprio dal colle di Bajardo chiesto a Dio, protazione e vittoria per le sue armi..." Il paese vecchio è dunque il nucleo più antico e interessante di tutto l’abitato. Inerpicandovi lungo i bui carruggi abbandonati, attraversando archi e volte scavati nella roccia, testimonianza di foschi avvenimenti medioevali, raggiungerete in pochi minuti i resti del castello e della chiesa romanica di San Nicolò. Quest'ultima porta ancora i segni del terribile terremoto che colpì la zona la mattina del 23 febbraio 1887. Così lo storiografo Girolamo Rossi nella sua "Storia del Marchesato di Dolceacqua e dei Comuni di VaI Nervia" ne ricorda i tragici eventi: "Bajardo, che siede a capo della vallicella del Merdanzo, in mezzo ai due comuni di Apricale e di Perinaldo, tiene il primato in quella sventura. Quasi tutti gli abitanti si trovavano allora nella chiesa parrocchiale per la funzione del conferimento delle ceneri, quando all'improvvisa scossa e al traballar delle mura, offertosi loro per l’ultima volta la vista del cielo coll’aprirsi del tetto, vennero dal subissar di esso orrendamente schiacciati.” Alla chiesa si accede attraverso un portichetto romanico a due colonne che immette all'interno dell'edificio che conserva solo i muri perimetrali. II manto erboso si è sostituito all’antica pavimentazione, così come il cielo all’originaria navata.

Un rustico altare di pietra, dietro al quale si erge una croce di legno ricorderà l'origine sacra dell'edificio.

S. Nicolò a Bajardo come la Collegiata dell'Assunta a Triora sorgono ambedue su luoghi di culto pagano...

Ad un attento osservatore non sfuggirà, aggirandosi tra i ruderi del fortilizio attiguo alla chiesa, sul capitello di una colonna, un'inquietante maschera dai tratti orientali, così inconsueta tra tanti elementi classici. Traccia di un precedente tempio pagano o fantasia di un ardito scalpellino?

Dalla cima del colle, dove si posano le mura dell'antico Castrum, godrete di una vista incomparabile per bellezza e vastità. Non a caso oggi Bajardo è soprannominata “Terrazzo sulle Alpi”. Nelle giornate sferzate dal vento, vi potrebbe succedere, come al sottoscritto, di udire lo stridio delle aquile, regine di queste vette, ultime superstiti di una devastante opera di distruzione da parte dell'uomo; anche qui infatti si sono purtroppo verificati episodi di bracconaggio. Prima di lasciare Bajardo, sostate qualche minuto presso la chiesetta di S. Giovanni che si raggiunge con un sentiero che esce dalle antiche mura e passa attraverso i boschi appena sotto il borgo. La solitudine e il silenzio dovuti all'abbandono di questi luoghi sapranno regalarvi attimi di pura gioia e poesia che difficilmente dimenticherete.

Sarebbe bello incontrare ancora, magari allo scoccare della mezzanotte, processioni di antichi savi salmodianti vestiti di bianco, un tempo benefici custodi di questi luoghi, il cui ricordo è vivo in molte leggende...

E anche a tavola Bajardo saprà farsi ricordare per le sue prelibatezze: il pane integrale, il buon Rossese della vicina Dolceacqua, il tipico Ciausùn (ovvero una gustosa torta casereccia a base di erbe, cotta nel forno a legna), le lasagne, il coniglio, le verdure sott'olio, i pomodori secchi, i fagiolini freschi.

Dopo la visita a queste graziose località, torneremo di nuovo in Val Nervia, dove un cartello alla nostra sinistra, a pochi chilometri da Dolceacqua, ci indica il Paese di Rocchetta Nervina che sorge all’ombra del monte Abelio, abbarbicata sulle rive del torrente Sgorea con una struttura "a tutto carruggio" che vale sempre la pena vedere. Archetti, sottopassi, piazzette che si aprono per incanto qui sono all'ordine del giorno per la gioia di noi scopritori di realtà antiche e intatte. Entrando nella parte vecchia, prima di attraversare il ponte, potrete dissetarvi ad una bella fontana da cui attingono l’acqua gli abitanti del paese. Lasciata Rocchetta Nervina raggiungiamo Pigna e Castelvittorio.


Bajardo/Streghe

Di Bajardo era Mariettina Ausenda che compare in vari processi di stregoneria svoltisi in Liguria secoli orsono. La disgraziata, mentre dimorava a Ceriana, fu accusata di partecipare a convegni notturni durante i quali portava in processione blasfema lungo le vie del paese la croce sottratta con le sue arti "infernali" alla chiesa parrocchiale. Anch’ella, come altre innocenti, fu bruciata sul rogo.


La festa della Barca/Bajardo

Bajardo non l'ha mai dimenticata: una storia tanto antica quanto triste che risalirebbe al periodo della prima crociata, quando nel maniero dimorava ancora l'ultimo conte. Come narra A. Rubino, la Repubblica di Pisa aveva acquistato dal conte una grande quantità di legname tutto proveniente dalle boscaglie di Toraggio, Bignone e Ceppo che circondano lussureggianti il colle di Bajardo. Avvenne poi che alcuni pisani giunti nella zona per il legname destinato alle galee, si innamorarono delle tre figlie del conte. Arrivata l'ultima sera della loro permanenza a Bajardo, alla figlia più giovane fu negato di vedere il giovane che tanto la desiderava; lei a notte fonda scese dalle sue stanze, passando attraverso il giardino, per incontrare il suo innamorato nel viale fuori dal paese chiamato ancora oggi "Viale degli innamorati". Fuggirono insieme verso la rada matuziana dove le navi pisane erano pronte a salpare. II padre di lei, accortosi della fuga, li inseguì armato e, raggiuntili al passo Ghimbegna, decapitò la figlia con un solo fendente. La leggenda vuole che poi un mesto corteo di persone, avvolto il corpo della ragazza in un candido manto, lo abbia portato da Passo Ghimbegna fin sul piazzale del castello. Cosi testimoniano i malinconici ritornelli finali della tragedia che ancora adesso s’inscena:

"u prio colpu che u ghè n’ha dau, a testa en terra g'ha tumbau… I l'han pigliaita e embrucà an t’ in manté e purtaita en ciazza ru casté".

Il pino che viene innalzato ogni anno durante la festa della barca appunto, secondo la tradizione, simboleggia l'albero maestro della nave pisana sulla quale fece ritorno il giovane privato per sempre del suo amore.

Poesia

Poco s'andava oltre i crinali prossimi
di quei monti; varcarli pur non osa
la memoria stancata.
So che strade correvano su fossi
incassati, tra garbugli di spini;
mettevano a radure, poi tra botri,
e ancora dilungavano
verso recessi madidi di muffe,
d'ombre coperti e di silenzi.
Uno ne penso ancora con meraviglia
dove ogni umano impulso
appare seppellito
in aura millenaria.
Rara di roccia qualche bava d'aria
sino a quell’orlo di mondo che ne strabilia.


Eugenio Montale "Ossi di seppia"

 

© 2004 Ippolito Edmondo Ferrario - tutti i diritti riservati