Apricale

Apricale e il suo tesoro…

Una piazza come poche, nascosta, quasi inaspettata mentre percorrerete l’intricato labirinto di carruggi che vi condurranno sulla cima dello sperone di roccia su cui poggia Apricale, perla della Val Nervia.

Il percorso che porta alla piazza del paese vi ripagherà della fatica (…le strade sono tutte in salita) con scorci pittoreschi in cui case sembrano tutte stringersi le une alle altre e dove minuscole e graziose botteghe artigiane propongono al pubblico oggetti di ceramica smaltata, terracotta, legno e i gustosi prodotti alimentari.

La piazza di Apricale è una piccola oasi, che vedrete aprirsi ampia e soleggiata là dove poco prima il sole sembrava essere stato inghiottito dalla penombra di volte e archi. Giunti in questo spazio aperto sarete in uno degli ultimi luoghi miracolosamente sopravvissuti all'imbruttimento della vita moderna; non ci sarà nessun mezzo a motore a infastidirvi con gas e rumori molesti, ma soltanto le voci dei bambini che giocano liberamente, saranno il giusto sottofondo di benvenuto. La piazza si dispiega su vari livelli collegati tra loro da scalinate e salite lastricate, data la conformazione naturale della roccia su cui poggia l’abitato.

Osserveremo poi la bella chiesa parrocchiale del XVI secolo e il castello dei Conti di Ventimiglia, denominato castello della Lucertola, risalente al XIII secolo e oggi sede di mostre.

Consigliabile è anche la visita al giardino del castello e alla bella chiesetta di S. Maria degli Angeli. Non possiamo citare altri monumenti di notevole importanza, almeno stando all’ottica delle guide turistiche convenzionali.

Il viaggiatore più accorto però scorgerà certamente la bella fontana nella piazza del paese e la serie di rustiche arcate di pietra all’ombra delle quali, nelle giornate di calura estiva, si ritrovavano gli anziani del posto. Non manca poi un bar con i tavolini bianchi all’aperto per chiudere in bellezza questo semplice raro ritratto di vita di altri tempi.

Sempre sulla piazza, la domenica dopo l’otto settembre, le mitiche bugie o pansarole sono di scena in una gustosissima tradizionale sagra: in un grande calderone colmo di olio di oliva bollente si friggono pezzettini di farina, aromatizzati con anice e rhum e poi cosparsi di zucchero. Eppure, per non correre il rischio di essere accusati di difendere un passato tanto bello quanto illusorio all’apparenza, ricorderemo che anche ad Apricale, come in altri paesi dell’Appennino che visiteremo, la vita non è mai stata facile e la povertà ha sempre assillato gli abitanti di queste zone. Ne è un esempio il seguente aneddoto raccolto tra le cronache del tempo nel manoscritto “Borea, cronaca della vita civile, religiosa politica ed economica di Sanremo e dintorni”:

“Apricale 1815. 22 gennaio, gelo e neve.

29 agosto. Alli 29 agosto erano già 46 persone

tra morsicati e 25 mangiati dalli lupi

Rapaci, nella Rocchi di Apricale nel mese d’agosto,

ai primi fu amazato una Lince ossia Lupo Cervino

Femina che aveva ancora il latte”.

Tra le altre curiosità non vi sfuggiranno i simpatici e fantasiosi murales che caratterizzano le contrade di Apricale. La doverosa tappa gastronomica sarà presso il Ristorante tipico “La capanna, da Bacì”, dove in estate, all’ombra di un pergolato, potrete gustare anche a metà pomeriggio un ottimo zabaione.

Cronache gastronomiche di Apricale, Aprile 2001

Questa è vita… E non serve alcuna "filosofia" per spiegarne il segreto, perché qui di segreti, non ce ne sono... Cosa chiedere di più: guardo estasiato il pergolato, quasi fosse un capolavoro architettonico… tanto semplice quanto geniale nella sua semplicità. E poi eccolo… il tesoro per il quale abbiamo percorso centinaia di chilometri oppressi dall’afa… il suo vapore profumato ha certamente un potere benefico, capace di confortare e ristorare il più stanco dei viaggiatori... Lo zabaione di Bacì... Guardo il mio “socio” e dichiaro «Qui si fa la merenda della "nonna" … altro che merendine plastificate!» La fatica scompare; un senso di leggerezza misto a pigrizia ci prende…


"Da Apricale a Little Big Horn, a fianco del Generale Custer"

Era di Apricale tale Giovanni Martini, di mestiere musicista, che fondate ricerche storiografiche affermano sia stato il mitico trombettiere del Generale George Armstrong Custer nel 7° Cavalleggeri americano. Nel 1873 Giovanni partì da Apricale, lasciandosi alle spalle un matrimonio fallito e un figlio, alla ricerca di una vita migliore; il 26 giugno 1876 Custer affidò a Martini il disperato compito di chiedere rinforzi sul campo di Little Big Horn; fu l’unico quel giorno, di tutto il Reggimento, a sfuggire al massacro compiuto dagli Indiani di Toro Seduto e di Cavallo Pazzo. Giovanni Martini era nato ad Apricale nel 1841 e morì a Brooklyn, la vigilia di Natale del 1922.

 

© 2004 Ippolito Edmondo Ferrario - tutti i diritti riservati