Dolceacqua

Dolceacqua, tra Rossese e fantasmi.

Giunti a Dolceacqua sarà d'obbligo una sorta di piacevolissimo rito di catarsi per meglio apprezzare la dolcezza del luogo: sorseggiare rilassandovi un buon bicchiere di Rossese (...Dolceacqua è la patria), magari accompagnato ad un gustoso piatto di salumi e, mentre il palato apprezzerà questo vino asciutto color rubino, con una vaga nota amarognola, anche la vista risulterà appagata: davanti a voi il ponte medioevale (con una sola arcata di 33 metri di luce!) parrà librarsi leggero nell'aria (d’altro canto la sua bellezza non sfuggì neppure al pittore francese Claude Monet che lo definì il 18 febbraio 1884 magistralmente... “bijou de legereté...”); e più su, dominante la vallata, il castello dei Doria del XII secolo vi ricorderà il passato con i suoi poderosi bastioni. Siamo a pochi chilometri dal mare, in una valle, quella del fiume Nervia, così verde e carica di aromi da sorprendere anche il turista più distratto. Dolceacqua è uno di quei rari esempi di come turismo e tradizione abbiano trovato il loro giusto equilibrio evitando fenomeni come lo spopolamento e la crisi di una comunità. L'economia del luogo è essenzialmente agricola ed è giusto così: la vite si trasforma nel buon Rossese, vino D.O.C. e succede fuori stagione di vedere in paese, proprio come un tempo, la pulitura delle olive, dalle quali nasce un olio di grande qualità.

Negli ultimi anni ha preso impulso il turismo anche dall’estero, attirato dalla rilassante atmosfera del paese; qui però dovrete mettere da parte la vostra voglia di silenzio assoluto e di solitudine, godendo invece della vitalità di questo affascinante borgo di antiche origini. L’atmosfera che si respira a Dolceacqua è spontanea e genuina e sembra anticipare le bellezze che ci attendono in questo itinerario lungo la Val Nervia. Per il momento rimaniamo ancora vicino alla fortezza dei Doria; il sole è al tramonto e compaiono incantevoli le prime luci della sera. Questo sarà il momento più adatto per accennare alle leggende che anche a Dolceacqua non mancano. Il castello, roccaforte dei Doria fino al 1885, oggetto di significativi restauri, agli occhi del viaggiatore appare quasi minaccioso e inespugnabile.

Tra le mura si narra che avvengano saltuarie apparizioni del fantasma di Filomena, ragazza diciassettenne che trovò la morte nelle segrete del castello per non essersi concessa al duca nel XVI secolo. Questo è un episodio indicativo, che trova riscontro nella realtà sulla condotta di alcuni signori locali e di certe loro usanze come lo “Jus Primae Noctis” che fecero loro acquistare una sinistra fama.

Per raggiungere la rocca dovrete necessariamente attraversare il borgo antico, con le sue vie strette e scoscese tuttora abitate e preservate dal degrado. Sulla strada tutta in salita troverete una bella fontana con l’immagine scolpita della personificazione antropomorfa della natura, come vuole il pensiero tradizionale. Prima di lasciare Dolceacqua dovrete mangiare il tipico dolce: le michette, piccole brioche doppie, da gustare a colazione col latte o a merenda con il Rossese tanto apprezzato anche da Napoleone, Imperatore dei Francesi.

La Dolceacqua d'Illustri memorie

Si sa per certo che Papa Paolo III (XVI sec.) era un autentico cultore di vini; si racconta infatti, a proposito del Rossese di Dolceacqua, che ne bevesse sempre due “bicchierini” a pasto e che non intraprendesse nessun viaggio senza averne fatto prima una buona scorta. A distanza di qualche secolo lo scrittore Mario Soldati così ricordava Dolceacqua: “Dolceacqua, il paese di un'insanabile controversia enologica. Un formidabile Rossese gustato in una chiesa sconsacrata. Il vino come la musica deve imporsi da sé. Una colazione sorprendente: capra con fagioli, pomodori seccati, e “brandacujun”…”. Quest'ultimo è lo stoccafisso cotto con noci, patate e olio che figura alla grande assieme ad altri piatti tipici tra i quali ricorderemo: l'Erbun (una semplice torta rustica di polenta e zucca gialla), la Pasta Cue Erbe (variante locale della pizza ligure, dove al posto del pomodoro compare un sottile impasto di erbe cotte con olio, formaggio e uova), le È Pumate Seche, ovvero i filettini di pomodoro cosparsi di sale e stesi al sole ad essiccare per poi essere conservati in vasetti con olio extra vergine d’oliva e basilico, gli Sciurè (teneri fiori di zucca ripieni di patate, fagiolini e zucchine, amalgamati con uova, formaggio e pesto), l’U Fugasun (simile al Ciausun di Bajardo, ovvero una torta di sfoglia con misto di erbe di stagione).


Dolceacqua... le origini

Tra i vari .studi toponomastici sarà quello del celebre Nino Lamboglia che ci istruirà sulla conoscenza di un passato lontano quanto misterioso.

"Dolceacqua da Dus, la misteriosa maga celtica Sagana che viveva nelle grotte del Monte Abelio con l'indovino Hariolo e altri sacerdoti druidi. Da Dus e Sagana nascono Dussagana, Douzaga, Dulzana, Dulsaga e poi dal XIII secolo Dulcisacqua."

Dolceacqua/Antiche Confraternite

Nel medioevo nacquero in molti paesi dell'Entroterra Ligure vere e proprie confraternite religiose dedite unicamente al culto dei defunti e alle funzioni ad esso connesse. A Dolceacqua c’era la confraternita dei "Bastianin" che accompagnavano con le loro preghiere il defunto nel suo ultimo viaggio. Ancora oggi, durante la festa di San Sebastiano al quale e dedicato un oratorio, i Bastianin portano in processione l'albero di alloro, pianta per loro sacra, che ornano con ostie.

Dolceacqua/questione di vigne

"È meglio il Rossese delle vigne sulla sinistra del Nervia, quelle che da Perinaldo raggiungono l'Addolorata, oppure il Rossese delle vigne sulla destra. Le prime prendono soprattutto il sole del pomeriggio, le seconde quel del mattino... Ma la questione, secondo me, si risolve facilmente in favore delle vigne sulla destra: perché, mentre le montagne di sinistra formano una cresta sottile che concede poco o nessuno spazio alle vigne, le montagne di destra in cima si espandono e torreggiano con l'altopiano che ho detto, prendono il sole così mattino e sera, dal primo all'ultimo raggio della giornata."

Mario Soldati da "Regione Regina"

 

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