RIVA
LIGURE
Note storiche
Anticamente Riva faceva parte del territorio di Villaregia,
termine che significa Città del Re, e che un
tempo delimitava i possedimenti dei benedettini del
convento di S. Stefano che controllarono la zona dal
XI al XIV secolo. Durante il XIV secolo Arma, Bussana,
Taggia e Riva si riunirono in un solo comune. La cittadina
nei secoli subì numerosi assalti dai pirati saraceni
anche perché fino al 1797 era un importante scalo
marittimo dipendente da Taggia. È con l’entrata
nel regno d’Italia che al nome di aggiunge l’aggettivo
ligure. Oggi Riva conserva intatta la sua vocazione
marittima in special modo nell’attività
turistica. Le case più vecchie sorgono a ridosso
della spiaggia formando il tipico intrico di budelli
e viuzze. Ecco alcuni edifici di particolare pregio
artistico: la Torre in piazza Ughetto, la Parrocchia
di San Maurizio, il Palazzo del Comune (già residenza
dei Marchesi Carrega), il Santuario della Madonna del
Buon Consiglio (sulla parete esterna vedrete la tomba
dell’illustre poeta Francesco Pastonchi, natio
di Riva Ligure (1877 – Torino 1953).
SANTO STEFANO AL MARE
La storia
S. Stefano sarebbe già stata abitata in epoca
romana; subì dapprima le invasioni barbariche
e successivamente gli assalti dei pirati saraceni. Gran
parte della popolazione, durante questo oscuro periodo,
preferì abbandonare la costa e rifugiarsi all’interno
(XI secolo); fu così che ai piedi del colle Sanstevi
sorse l’antica Villa Sancti Stephani che dipendeva
dai benedettini di Villaregia. Vi si costruirono un
monastero e diverse case di cui però oggi non
vi è più traccia. Col tempo però
la popolazione dovette tornare a popolare la costa che
comunque rappresentava con la pesca e i commerci una
necessaria fonte di sostentamento. La torre ottagonale
che attualmente ospita il comune fu eretta in seguito
alle incursioni saracene del XVI secolo così
come la fortificazione dello stesso periodo che si erge
in località Aregai. Da visitare è la parrocchiale
di S. Stefano Protomartire che presenta strutture del
XV secolo e al cui interno si conservano pregevoli dipinti
dell’epoca; nel vicino oratorio del Santo Cristo
vedrete invece un crocefisso appartenuto ai monaci benedettini
e considerato miracoloso.
Antichi approdi
Si suppone che poco più a ovest dell’attuale
abitato di S, Stefano sorgesse sul mare il leggendario
approdo di “Costa Balenae”, porto militare
romano che prendeva nome dalla presunta sagoma del cetaceo
che molti asserivano di scorgere scolpita nella roccia.
La leggenda vorrebbe che proprio lì una balena
in tempi remoti fosse stata scaraventata dal mare in
tempesta sulla costa e si fosse poi pietrificata. Si
pensa che il porto militare sia scomparso sotto al diluvio
del 610 d.C, che martoriò tutta la zona. Insieme
al porto romano sarebbe andata perduta anche Villaregia,
paese dove vivevano le famiglie nobili di Costa Balenae,
a pochi chilometri dal mare.
Le streghe navigatrici
Le bazure di S. Stefano senza dubbio amavano il mare.
Anticamente si riunivano di notte presso l’odierno
vico della Ferrovia; poi, senza che nessuno si accorgesse,
prendevano il largo sulle barche dei pescatori lasciate
sulla spiaggia e facevano ritorno prima del sorgere
del sole.
SAN LORENZO AL MARE
Note storiche
Fin dall’antichità S. Lorenzo al mare era
composto da due borghi distinti: uno spostato all’interno
della costa e l’altro sul litorale, allo sbocco
del Rio S. Lorenzo. Le origini del borgo risalgono alla
metà del XII secolo quando i nobili di Porto
Maurizio vollero costruire un nucleo di case fortificate
proprio alla foce del torrente, sulla riva sinistra,
mentre quella di destra apparteneva ai Lengueglia e
ai monaci di Villaregia.
I due borghi di S. Lorenzo si unificarono solo nel XVIII
secolo grazie anche alla costruzione di un ponte sul
torrente che facilitò le comunicazioni e i rapporti
fra i due abitati. Irrinunciabile è la visita
alla chiesa di Santa Maria Maddalena (le prime strutture
sono databili al XII-XIV secolo), vicinissima al mare
e perenne testimonianza del leggendario passaggio di
Maria Maddalena in fuga dalla Palestina e diretta su
una piccola imbarcazione a Marsiglia; il 22 luglio di
ogni anno di celebra una grande festa in onore della
santa accompagnata da una simpatica fiera gastronomica.
S. Brigida e il Diavolo
Appena in collina, tra Porto Maurizio e S. Lorenzo,
c’è una chiesa dedicata a S. Brigida. Si
dice che qui S. Brigida si fosse ritirata in penitenza
e che il diavolo approfittando della solitudine avesse
provato a indurla in tentazione. La santa, infastidita,
scacciò il maligno e per un breve tratto lo rincorse.
Durante la fuga il diavolo cadde lasciando su una pietra
l’impronta del proprio ginocchio. Raccontano che
la traccia del maligno sia ancora oggi visibile.
Consiglio
Visitate l’antico e turrito borgo di Civezza nel
vicino entroterra dove sopravvive intatto e soprattutto
funzionante un vecchio frantoio. Altre visite si consigliano
alle vicine Lingueglietta e Pietrabruna.
IMPERIA
Un po’ di storia
È solo dal 1923 che il Comune di Imperia è
divenuto capoluogo riunendo i tre comuni abitati di
Imperia, Porto Maurizio e Oneglia. Porto Maurizio discende
dal bizantino Portus Mauricii la cui storia dal XII
secolo in poi rimarrà sempre legata a quella
di Genova contrapponendosi a Oneglia che fu feudo dei
Vescovi di Albenga (questi ultimi cedettero poi Oneglia
ai Doria e dal cinquecento in poi passò definitivamente
ai Savoia che ne condizionarono l’architettura
e l’aspetto attuale). Sul promontorio di Porto
Maurizio si erge l’omonimo Duomo, in stile neoclassico
e di aspetto particolarmente imponente. Gli appassionati
di Confraternite Religiose Liguri avranno occasione
di visitare la Chiesa di S. Pietro, sede della confraternita
locale, con all’interno i famosi affreschi di
Tommaso e Maurizio Carrega. La storia ricorda che a
Porto Maurizio, in epoca medioevale, sorgeva un ospizio
gestito dai Cavalieri di San Giovanni che si occupavano
di dare assistenza e ospitalità ai pellegrini
diretti a Genova per imbarcarsi per la Terra Santa.
Oggi Oneglia è la zona più commerciale
d’Imperia, di vocazione mercantile, che tuttavia
conserva ancora, prospicienti al mare, gli antichi palazzi
voluti dai Doria che dal 1298 in poi con Nicolò
e Federico Doria costruirono l’attuale nucleo
abitativo.
Oneglia… le origini
Il termine Oneglia deriva dal greco e significa “terra
del sole”; la vicina Castelvecchio d’Oneglia
risale invece al “Castrum vetus Uneliae”,
antico castello distrutto dai saraceni che un tempo
sorgeva nei pressi della via romana Julia Augusta.
Porto Maurizio e l’antico
Giove
Ecco un breve excursus etimologico. Porto Maurizio,
ovvero Porto Moro che a sua volta deriverebbe dal termine
greco Morios, uno dei nomi di Zeus, nella veste di protettore
degli ulivi. Abbandonato il paganesimo il borgo avrebbe
preso l’attuale nome di Porto Maurizio, da Maurizio
condottiero della legione tebea.
Ospiti illustri a Porto Maurizio
Proveniente dalla Francia, dopo una sosta a Monaco e
una navigazione non certo delle migliori, fu qui, a
Porto Maurizio, che Francesco Petrarca decise di proseguire
il viaggio via terra. Era il 1343 e così il poeta
scriveva al cardinale G. Colonna narrando le sue disavventure:
“Mi sdegnai sempre più ponendo mente alle
stravaganze del mare, e dopo aver nella notte pensato
e ripensato, risolsi in sull’aurora di preferire
gli incogniti del cammino alla schiavitù del
destino di navigare. Fatti rimettere in barca i servi
e le salmerie, io ed uno solo che mi fosse compagno
restammo in terra, e ci secondò la fortuna. Non
so per qual caso, fra quegli scogli della Liguria stavano
in vendita alcuni agili e robustissimi cavalli di Germania,
mi affrettai a comprarli e continuai con essi il mio
viaggio”. In seguito, nel ricovero dei Cavalieri
di Malta a Porto Maurizio, dove Petrarca fu ospitato,
venne apposta una targa a memoria del suo passaggio.
Aneddoti
La mattina del 23 febbraio 1887, ricordata come limpida
e luminosa, un terremoto di terrificanti proporzioni
colpì diversi comuni dell’imperiese e lo
stesso capoluogo. A Porto Maurizio si ricorda ancora
la coraggiosa suor Amey che si sacrificò per
salvare una ragazza malata costretta a letto nel momento
del crollo.
Consiglio
Salendo sul Parrasio, nel cuore della città vecchia,
non dovreste mancare di visitare il famoso e imponente
colonnato di S. Chiara risalente al XV secolo dal quale
godrete di una vista suggestiva su tutta la baia sottostante.
Rimanendo sul Parrasio avrete occasione di vedere la
casa natale di S. Leonardo, ovvero Gerolamo Casanova,
il santo al quale si deve l’istituzione della
Via Crucis.
DIANO MARINA
Le origini
Il nome della località trarrebbe origine dall’antico
culto di Diana, assai diffuso nella zona dove un tempo
si estendevano folti e rigogliosi boschi consacrati
alla dea. Tuttavia il primissimo insediamento risalirebbe
all’Età del Ferro, ipotesi avvalorata dai
resti umani cremati rinvenuti. Nel tempo si susseguirono
prima le invasioni dei Celti e poi l’arrivo dei
Romani che costruirono l’antica “Locus Bormani”,
il cui nome era in onore del dio Borman e della sua
compagna Bormana (Apollo e Diana), divinità protettrici
delle sorgenti e dei corsi d’acqua (ancora oggi
ci sono numerose fonti a testimonianza di quel passato,
ad esempio quelle del Varcavello e del Melo). Nel 13°
secolo a.C. si migliorarono le strade, anche quella
che univa Locus Bormani alla via Julia Augusta. Il destino
di Diano Marina rimase sempre legato al mare. Fu territorio
d’invasioni che nel V secolo costrinsero gli abitanti
a spostarsi a Diano Castello; partecipò in seguito
alle guerre locali contro Genova e verso la fine del
XII secolo fu dominio dei Marchesi di Clavesana nelle
figure di Bonifacio I e Ottone che comunque concessero
a Diano di avere dei propri consoli. In epoche più
recenti la cittadina fu teatro delle guerre napoleoniche
e nel 1787 divenne capoluogo del Cantone delle Mele;
fece poi parte del Regno di Sardegna nel 1815. Il 1887
vide Diano Marina quasi distrutta dal terremoto della
mattina del 24 febbraio: i morti furono ben 190 e 109
i feriti. I monumenti conservati non sono pochi. C’è
la chiesa romanica dei S.S. Nazario e Celso del XIII
secolo, attualmente sconsacrata e facente parte di una
centrale idrica (aveva un’unica navata con abside
circolare risalente ad epoca bizantino-longobarda a
sua volta innalzata su un precedente edificio d’epoca
romana). Sono rimaste tracce della chiesa di S. Siro,
anch’essa eretta su ruderi romani; la costruzione
originale però doveva trovarsi nelle vicinanze
di quella attualmente visibile. Non lontano da qui,
tra Diano e Cervo, c’è il Santuario della
Madonna della Rovere di cui parleremo specificatamente
più avanti; è interessante sapere che
lì nel 1965 durante lavori di restauro vennero
alla luce tre tombe di epoca antecedente al Santuario
e altre ascrivibili ad epoca bizantina e alto-medioevale.
C’è poi la parrocchiale di S. Antonio Abate
già citata in documenti del 1259 che venne totalmente
ricostruita nel 1865. Le fortificazioni presenti sul
territorio sono d’epoca più recente: il
forte e la torre di S. Erasmo sono del XIX secolo, mentre
più antica è la porta Bellina del 1601
che servì da carcere. A Capo Berta è rimasta
ancora la Torre dell’Alpicella, del XIV secolo,
che faceva parte dell’antico sistema di segnalazione
e avvistamento.
Antiche testimonianze
Furono i Benedettini di Taggia a introdurre la civiltà
dell’olio, ma la comunità di Diano non
se ne stette con le mani in mani e con il tempo divenne
un importantissimo centro di produzione dell’olio.
Ecco come Diano viene ricordata nelle cronache cinquecentesche
redatte dal Giustiniani:«…famosa per la
bontà e la quantità dell’olio, quale
in quella nasce abbondantissimamente, talché
molte fiale giunge a diciotto e vintimila barrili.»
Complimenti!
Tradizioni
In occasione del Corpus Domini si organizza la famosa
infiorata che ha per scenario le vie stesse della città,
adornate da coreografiche composizioni floreali, che
vengono sistemate la notte precedente il giorno della
processione.
Il rispetto della legge
Era usanza che i bestemmiatori più incalliti
venissero incatenati al cancello del Comune per essere
sottoposti al lancio di tre secchi d’acqua ghiacciati.
DIANO CASTELLO
La storia
È Diano Castello l’anima antica, il volto
storico di Diano Marina, la nota località balneare,
rimasta fedele al proprio passato con lunghi tratti
di mura difensive alternati alle torri d’avvistamento.
Qui tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo i
Clavesana stabilirono la sede del marchesato. La struttura
del borgo è caratterizzata da un intrico di carruggi
con rustiche case in pietra, antichi gombi divenuti
oggetti d’ornamento e la pavimentazione a mosaico.
Vedrete le chiese di S. Maria Assunta e quella di S.
Giovanni Battista, risalente al dodicesimo secolo.
Processioni fantasmatiche
Presso la Cappella di San Sebastiano si svolgeva annualmente
la processione della locale Confraternita della Croce
e San Bernardino. Secondo la leggenda chi non avesse
preso parte alla funzione da vivo lo avrebbe fatto da
morto. Da qui trae origine la credenza che durante alcune
notti avvengono paurose e fantasmatiche processioni
di anime penitenti.
Verdura DOC
Potrebbe essere preso come vessillo alimentare di Diano
Castello proprio il carciofo locale, detto appunto “di
Diano”; caratterizzato dalla piccola dimensione
il mitico Veronelli consiglia di assaggiarlo crudo condito
con una goccia di olio ligure (naturalmente di frantoio)
e poco sale. Il vino locale, Chiaretto, lo accompagna
alla perfezione.
Dal vigneto
A Diano Castello assaggerete il Vermentino, vino bianco
con sfumature paglierine e di gradevole sapore asciutto.
SAN BARTOLOMEO AL MARE
La storia
I borghi originari che diedero vita all’odierna
S. Bartolomeo sorgevano in zona retrostante al tracciato
della via Aurelia. Erano il Borgo della Rovere, il più
antico, probabilmente d’origine romana e quello
di S. Bartolomeo. S. Bartolomeo insieme alle vicine
Diano e Cervo creò nel ‘500 la famosa “Impresa
di Bosa”, una numerosa flottiglia di barche che
si dedicava alla pesca e al commercio del corallo. S.
Bartolomeo seguì lo stesso destino di molti borghi
della Riviera: fu sottomessa a Genova e al Piemonte
per poi passare alla dominazione francese di Napoleone
fino all’ingresso nel Regno d’Italia nel
1891. In occasione della visita a S. Bartolomeo potrete
vedere il Santuario della Madonna della Rovere con il
bel sagrato ciottolato bianco e nero, tipico dell’architettura
ligure. All’interno è presente una statua
della Madonna che la tradizione vuole ottenuta dalla
trasformazione del bastone di un pastore di Rollo che
volle creare la Vergine per indicargli il luogo in cui
far sorgere il Santuario. C’è anche un
crocefisso ligneo portato da alcuni pellegrini francesi
di ritorno dal Monastero piemontese di Mondovì.
Si udì una voce che così profetizzò:
“Dove sta la Madre, può stare anche il
Figlio”. Così il crocefisso rimase presso
il Santuario. Tra le case del nucleo storico è
consigliabile una visita al borgo di Poiolo con l’annesso
Oratorio di S. Anna risalente al ‘600.
A tavola
La vicinanza di Taggia, culla dell’oliva taggiasca
e della produzione dell’olio, si fa certamente
sentire: ci sono diversi produttori locali dai quali
potrete comperare olio di ottima qualità. Anche
qui la cucina si divide tra montagna e mare: gusterete
pesci di scoglio, molluschi, acciughe ripiene, ma anche
sane torte di verdura, funghi, minestrone, lumache,
ecc.
CERVO
Da vedere
È uno dei tanti angoli di riviera che intriga
per la bellezza che deriva dal passato medioevale che
qui ha lasciato diverse tracce. Osserverete il castello
dei Clavesana (oggi sede del Museo Etnografico del Ponente
Ligure) e i palazzi del XVII secolo in stile barocco.
Dello stesso periodo è la chiesa di S, Giovanni
Battista chiamata anche “dei corallini”
in quanto eretta con le offerte dei pescatori di corallo
qui un tempo numerosi; edificata tra i secoli XVII e
XVIII con la bella facciata orientata a sud ovest ha
il sagrato che è un’autentica terrazza
protesa sul mare. Non manca poi il tipico “ricamo”
di carruggi, sottopassi e piazzette che saprà
offrire scorci particolarmente pittoreschi. Rimanendo
invece sulla piazza “dei corallini” nelle
sere d’estate potrete assistere al Festival Internazionale
di Musica da Camera o, nella ricorrenza del Corpus Domini,
vedrete invece la famosa “infiorata” con
le strade del borgo ricoperte da un tappeto di fiori.
Cervo nel Medioevo
Tra il XIII e il XIV secolo Cervo fu sede di una comunità
di Cavalieri di S. Giovanni che qui vi gestivano un
ospizio offrendo ospitalità e assistenza ai pellegrini;
dell’antico complesso è rimasto l’Oratorio
di S. Caterina.
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