Triora è collocata,quale vigilante sentinella,in ottima posizione,non su aspri colli o sopra rocce,né marcisce tra mefitiche acque e stagni;anzi come piuma riposa su un assai elevato monte,sul declivio della collina,fondata a comodità della gente dove risplende la serenità dell’aria salubre;il soffio di un’aria assai pura tiene lontano le nubi.Vi spira inoltre tutto intorno la fragranza degli orticelli e delle fruttifere selve.Ovunque ti volgi,l’aspetto degli abitanti ti rallegra il cuore.La vista è soddisfatta dalla visione dei campi e delle vigne profumate e dalla decente costruzione delle abitazioni campestri,ove prende dimora la gente lavoratrice all’epoca della raccolta dei frutti.Il borgo non è completamente cinto da mura,ma è ben protetto da passaggio segreto,da ben costruiti ponti e da muraglie di difesa.vi è pure,sulla sommità del luogo,un castello semidistrutto dominato da un’alta torre.

Giovanni Verrando, Cronica Montisalti et Badaluci

 

Quando posso,io cerco la Liguria interna,quella vera scabra essenziale,con crete crepate e avarissime,e brevi riquadri ortivi,e cocci di bottiglia sulle muraglie,a difesa;una Liguria piena di ruvidi dolcezze,come una roca pecoraccia da macello,cui bisogna guardare negli occhi per scoprirvi una tristezza mite da darti le lacrime.Qui un’umana caparbia che aggredisce la natura terrazzandola fino ad altezze insospettate per coltivarvi l’ulivo e la vite più in basso,più su un pugno di frumento avarissimo,e in alto il prato per la fienagione estiva;qui la coltivazione della terra che s’affida,per necessità ambientali,a primitivi mezzi:l’aratro a bue,la zappa,lo stretto falcetto per stanare le male erbe fra pietra e pietra;qui l’aspetto stesso della severa natura hanno qualcosa di disperato che nessuna legge economica mi pare possa giustificare.E non trovo,allora,che una vecchia frase un po retorica (ma forse solo per l’abuso fattone):amore religioso alla terra.

Qui a Triora questa frase sembra appropriatissima,chè non si capisce quale interesse immediato leghi questa gente alla rupe scoscesa alla quale s’abbarbica il paese.Arrivatovi sul mezzogiorno,fosse per la petulante monotonia delle cicale in quell’ora di sole spaccato,fosse per tutte quelle rovine (le aniche gloriosissime,le recenti dolorose della rappresaglia),mi parve di essere capitato nel deserto.E subito dovevo ricredermi,chè,in basso e nel cuore,il paese ha boschetti ospitali e ancor più ospitali trattorie e tesori d’arte insperati.

Cassinelli, Corriere della Liguria, 12 febbraio 1956

A Triora,antico borgo forte di uno fra cotesti interni di Liguria,il contrasto si svela in tragedia.E’ l’antica e nuova tragedia ed elegia dei luoghi di Liguria che si vengono spopolando.E mentre l’ardita e possente mole del paese,erto sul taglio della rupe precipite,parla indimeticabilmente dell’antico amore,le rovine del tempo e dell’abbandono si confondono con quelle recenti che v’ha prodotta la rappresaglia di guerra;e tutte hanno un carattere di nobile e irremissibile malinconia.
Vi fui sul far della sera,mentre estive caligini sciroccali accrescevano sui monti il senso di remota lontananza e solitudine.E anche la cortesia degli abitanti,cortesi come sanno esserlo i liguri austeri e ritenuti,parlava al cuore.Alto sullo sprone di monte,e dominante sul paese e sulle valli precipiti e profonde,il camposanto di Triora è simile a un fortilizio destinato all’ultima difesa.Ed anche la stupenda invenzione che l’ha collocato lassù è un’invenzione d’amore.

Riccardo Bacchelli,Italia per terra e per mare

 

Negli antri scuri di case diroccate,attraversando archi e volte sapientemente scavati nella roccia,avvertivo vivo il ricordo di tutti coloro che fin dalle epoche più remote lì avevano vissuto.Mi giungevano ancora le voci,le storie,i volti di genti vissute all’ombra di aspre montagne.La loro intima essenza era rimasta nei racconti ascoltati nelle infinite sere d’inverno quando le braci lampeggiano,unica difesa dal buio che inghiotte cose e persone .Bagiue,demoni,spiriti erano diventati ai miei occhi i malinconici figuranti di un’era lontana,certamente mitica,ma per me reale.Imboccai una delle tante viuzze che in quel pomeriggio di fine autunno erano spazzate da un vento gelido.Provai un sottile senso di inquietudine per quel freddo sceso all’improvvviso.

Attraversai la Cabotina subendo tutto lo straordinario fascino: pensai con compassione a quella fine estate del 1587 segnata dalla terribile carestia che aveva ridotto alla fame l’amata Triora; da lì a poco si sarebbe scatenata la tremenda caccia alle streghe.

Ippolito Edmondo Ferrario,Anime all’imbrunire
Racconti di spiriti,streghe e divinità di un tempo perduto


“…Anche Triora,che poteva essere risparmiata dal flagello della guerra,ne è stata lambita dal fuoco divoratore;come tante zone,battuta dalla sventura.
L’antichissimo paese,che conserva un aspetto tutto medioevale e nel tempo stesso ha caratteri moderni nella zona residenziale,è rimasto squarciato da vaste ferite.Nei suoi edifici migliori,rovine ancor oggi incurate.Materne case che tante pene e gioie avete custodito per molte generazioni,vie,piazzette,quartieri dei nostri trastulli e nei quali si leggeva la vita millenaria,siete scomparsi.E cumuli di pietre ai lati delle strade,ammucchiate con dolore e con speranza di rimetterle su ancora una volta,vi vedo ora accatastati.
Il silenzio polveroso delle rovine e della malinconia delle case diroccate vanno lentamente attenuandosi,perché l’ansia di sopravvivere domina ancora lo spirito della gente.
La vita riafferma lentamente il suo regno.Ma dove prima erano comignoli fumanti,oggi spuntano vilucchi…rovi…sambuchi…
Qau e là l’uomo ricostruisce,ristruttura le piccole case di pietra,riedifica i focolari dov’erano antichi camini d’ardesia.In questo che è uno dei paesaggi più affascinanti della Regione Liguria…”

Padre Francesco Ferraironi

 

Sul finire di quell’orrida estate dell’anno 1587 i Trioresi erano proprio disperati;il raccolto di solito così abbondante da far meritare alla Podesteria la nomea di “granaio della Repubblica”,da ormai due o tre anni era pressoché inesistente,le terre inaridite avevano causato fame e carestia, esasperando gli animi. L’ira repressa scoppiò improvvisamente,durante una seduta straordinaria del Parlamento,riunitosi nella piazza centrale. Qualcuno accennò a quelle donne che si riunivano nottetempo alla Cabotina e nei pressi delle fonti,qualcun altro annuì,finchè le voci si tramutarono in un urlo irrefrenabile “La colpa è delle streghe!”.

Sandro Oddo,Bagiue,le streghe di Triora.Fantasia e realtà


Triora è la Loudun italiana,la Salem europea.Ma è più giusto dire che Loudun è la Triora di Francia e Salem la Triora del New England, poiché il celebre processo alle streghe si svolse a Triora nel1588,e indubbia è la sua priorità cronologica,mentre in nulla è inferiore agli altri due in quanto a spaventosa tensione.D’altra parte,il borgo arroccato sulle montagne liguri è uno dei punti del pianeta in cui si rompe la maglia rassicurante intessuta dalla cultura illuministica e in cui le tenebre elementari emergono allo scoperto.Su tutta la superficie terrestre esiste una mappa di luoghi “segnati”,e se ne potrebbe tracciare una mappa;gli incroci di sulfuree cordinate,gli aleph di cui non si dovrebbe parlare.

Quirino Principe, introduzione a Donne,diavoli e streghe
nella biblioteca di Padre angelico Aprosio a Ventimiglia

 

Triora,debbo riconoscerlo,mi parve dotata di una sinistra bellezza.Quasi confinata al limite dell’entroterra,arroccata sul pendio del Frontè,stretta nell’abbraccio drammatico di quattro fortezze,con le sue case addossate l’una all’altra,le sue arcate,i suoi antri,mi sembrò una città concepita per difendersi da un’aggressione che trascendesse i rischi temporali,quasi assediata dal presentimento del male che ha poi finito per travolgerla.

Minnie Alzona, La strega

Battistina aveva capito abbastanza in fretta di essere una strega sciocca,o comunque da poco.Le streghe vere volavano da un posto all’altro a cavallo d’un tridente unto con grasso di bambino,ma se lei voleva andare da casa sua al Carmo del Corvo o alla Costa del Gorda a prendere la rucola o l’assenzio per l’infuso,doveva farsela a piedi,e ogni volta tornava con le dita spellate.Le streghe vere sapevano guardare dentro al forno mentre il pane bianco cuoceva,gli puntavano contro il dito indice,e quello si trasformava in un sapone nero e fetido al punto da far svenire il fornaio,mentre per lei il pane bianco era così raro e rispettabile che,quando ne avanzava,lo fasciava in un panno morbido e bagnato con l’olio per farlo durare di più,altro che maledirlo.

Remo Guerrini, Strega


Complessa ed in attingibile rimane l’immagine della strega,anche quando si sono raccolti segni e tracce che rimandano ai possibili percorsi delle paure e delle strategie che si celarono dietro le donne accusate.Alto rimane comunque il suo valore simbolico,che in alcun modo non si lascia appiattire né esaurire dall’indagine storica o dagli altri strumenti eremeneutici che si impiegano nello sforzo di dipanare l’intricata rete degli avvenimenti e di ricostruire i possibili moventi e gli scenari delle sofferenze di quelle donne.

Non riusciremo comunque mai a sapere quale fosse l’effigie che la gente di Triora,di Corte,di Molini,di Andana avesse in mente durante le giornate di lavoro o le sere di veglia,alle prediche ed alle feste, attorno alla culla, nella camera nuziale,sul letto di morte,allorché si menzionavano le donne che noi vediamo definite dagli inquisitori come malefiche.

Claudio Coppo e Gian Maria Panizza, La pace impossibile
Indagini ed ipotesi per una ricerca sulle accuse di stregoneria a Triora, 1587-1590


Triora
…Nel lento decliviar del giorno,
sul finir di novembre,
quando l’animo stanco perde la speranza
e il viaggiare diventa
delle quotidiane incertezze
il dolce oblio,
inaspettata e prodigiosa scorsi una terra
dove mai tenebra calava,
ma l’ora del crepuscolo
come incerto bagliore di fiaccola
ne illuminava i nebulosi confini.
Era la landa dello Spirito
Distesa di secolare pace
Celata tra le nebbie della storia,
dimora fatta di silenti chiostri e antiche rovine.
Qui ritrovai sepolte le memorie del passato
Che inascoltate giacevano
In attesa di colui che per amore e nostalgia
Non le avrebbe più dimenticate…


Ippolito Edmondo Ferrario, AA.VV “Mete d’autore in provincia di Imperia” volume secondo,
a cura di Maria Teresa Verda Scajola


Anche con intervalli di secoli,l’uomo persiste nel considerare sacri determinati luoghi,dalla cattedrale di Chartres alla Basilica di San Pietro.Santuari,eremi,chiese di tutto il mondo hanno rivelato sotto le proprie fondamenta resti di insediamenti antichissimi con inequivocabili segni di uso sacrale.
La valle Argentina ne è disseminata;la stessa collegiata di Triora,edificata sull’area di un fanum,mostra più di una riutilizzazione:la precristiana,la protoromantica,la gotica,la barocca per finire all’attuale.

Diana Fontana,L’Argentina,la Valle delle Fate

“…Il paese nel quale erano diretti li sovrastava dall’alto dello sperone di roccia al quale era secolarmente aggrappato.Simile a un inattaccabile nido d’aquila,il borgo appariva antico e maestoso anche se in parte abbandonato. Thierry e Agnes si erano trasferiti a Triora nel settembre del 1997 e nella primavera successiva si era sposati.In un uggioso mattino di maggio lui e Agnes si erano promessi amore eterno nella chiesa di San Bernardino,un’antica pieve circondata dalla quiete dei campi.(…) Con appresso i pochi bagagli s’incamminarono in direzione del centro del paese.Le volte coperte di via Cima, retaggio del Medioevo,erano davanti a loro.Come nelle storie più tristi il crepuscolo accentuava l’intenso senso di solitudine che si respira nei paesi vittime dello spopolamento. Triora,un tempo città-fortezza ricca e potente,col tempo era diventata meta di turisti in cerca di solitudine e di storie misteriose.Non a caso il borgo era conosciuto anche come il “Paese delle streghe” per un processo contro alcune innocenti lì avvenuto nel 1587.

Ippolito Edmondo Ferrario, Les lions de Calvi


Chi osserva con attenzione il simbolo della mostra-mercato dei prodotti locali,che si svolge nel centro storico di Triora da ormai nove anni,ne ricava la precisa economia di un tempo nell’Alta Valle Argentina.Il grano ingialliva le fasce terrazzate,la vite si aggrappava finanche a dirupi ad altezze incredibili,mentre la castagna costituì per secoli l’alimento base delle famiglie,specialmente di quelle più povere.Vi è il sospetto che il nome di Triora sia proprio dovuto a questa trilogia che per secoli caratterizzò la vita di questo bellissimo entroterra.

Sandro Oddo,Sugeli e Bugaéli
La cucina tipica dell’Alta Valle Argentina

 

Alle soglie dell’Illuminismo,in questo borgo di montagna,riemersero nella coscienza collettiva i più oscuri e arcani misteri legati al mondo della Tradizione,relegando Triora al ruolo di patria delle Streghe o meglio delle “bagiue” secondo il dialetto locale.Dietro i contorni più affascinanti della vicenda si cela la triste sorte di donne innocenti accusate e torturate ingiustamente.Le cronache parlano dell’intervento dell’inquisitore Girolamo del Pozzo venuto a Triora su richiesta del Podestà Stefano Carrega e del Parlamento locale che fece arrestare cinquanta donne;alcune vennero scagionate,altre morirono per le torture inflitte,altre ancora,incarcerate a Genova,non ritornarono più a Triora.

Ippolito Edmondo Ferrario, Sui Sentieri dello Spirito
L’Entroterra di Imperia e Savona

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