Intervista a Enrico Pelos, fotografo professionista.

Enrico Pelos,è negli anni 80-90 socio fondatore di alcuni importanti Fotoclub genovesi con all’attivo molte iniziative quali mostre e proiezioni.Esplora molti generi fotografici per approdare alla fotografia paesaggistica.In seguito si dedica al reportage e alla cosiddetta fotografia di ricerca.Nel 1999 passa al freelance anche se non a tempo pieno.La sua arte fotografica si è successivamente perfezionata con l’uso dell’informatica e della sua attività nei sistemi Gis/Sit l’attività di ricerca territoriale,paesaggistica ,storica e sociale.Sue fotografie sono state esposte in mostre fotografiche e ad illustrare le tappe della guida ufficiale dell’Alta Via dei Monti Liguri. Consulente informatico ha progettato e realizzato con realizzazioni,tra gli altri,per il comune e la provincia di Genova (cd-rom multimediali,tra i quali quello della presentazione multimediale dell’Alta Via dei Monti Liguri e quello della costa della Provincia di Genova). Ha vinto premi a livello nazionale e internazionale e le sue fotografie sono entrate a far parte dell’archivio permanente dell’ufficio Parchi della Regione Liguria;cura il design e l’edizione web,in italiano e in inglese, del portale dei “Monti e Appennini di Liguria” per l’URPL (Un.Reg.Province Liguri); giornalista pubblicista,è vicedirettore della rivista “R’ni d’Aigura”.

www.pelos.it

- Caro Enrico, parlaci della tua passione per la Liguria e in particolare per l’Entroterra. Che cosa ha di magico ed affascinante questa terra, ancora conosciuta da pochi?

E’ un fatto poco conosciuto che l’entroterra della Liguria abbia l’estensione di verde pro-capite più grande in Italia. Infatti appena si lascia la Riviera si sale per strade, tornanti, sentieri, viottoli e la realtà dei boschi e dei paesi arroccati sulle colline o sui dirupi si mescola alla magia di un mondo sereno, a misura d’uomo, via dalla pazza folla, dove ancora se fermi una persona si può parlare o ti fa omaggio di un frutto della terra. Fotograficamente sono magici alcuni suoi borghi antichi, gli uliveti, faticose ma affascinanti molte delle salite ai monti immersi in campi di genziane o rododendri e dove poi vedi, una volta in cima, trovi una chiesetta e lo sguardo che spazia sul mare fino alla Corsica.

- Da appassionato fotografo e non solo,quale ritieni sia la zona più interessante del Ponente Ligure dal punto di vista naturalistico e storico?

E’ difficile rispondere perché il ponente è molto ricco di storia e natura. Dal punto di vista storico e paesaggistico l’area di Triora con Realdo, Verdeggia e la maestosità dei monti alle spalle quali il Saccarello è certamente una delle più belle. Molto interessante è anche l’area dei monti Toraggio e Pietravecchia con la storia del Sentiero degli Alpini scavato nella roccia. E che dire di Dolceacqua, Apricale, Buggio, Castelvecchio… o della Val Pennavaire … ma anche Porto S.Maurizio, Albenga? Dal punto di vista naturalistico? Il paesaggio fiorito del Monte Galero con le marmotte che fanno capolino, probabilmente l’unico luogo al mondo dove è possibile fotografare questo animale delle alpi con lo sfondo del mare. Difficile scelta, si finisce con l’elencare quasi tutto il ponente.


- Triora, il Paese delle Streghe. Che cosa suscita in te l’immagine di questo millenario borgo; quali suggestioni ed emozioni hai vissuto camminando per i carruggi del paese?

Da genovese, sin da ragazzo, volevo visitare questo posto che veniva definito in un libro come “il fedele e unico alleato di Genova in una terra piena di nemici”. Camminare nella parte vecchia fa “incontrare” le persone che vi hanno vissuto, che hanno fatto la sua storia ma anche quelle che hanno sofferto a causa delle persecuzioni. E forse è bello pensare che per scappare abbiano anche potuto “prendere il volo” verso gli splendidi paesaggi d’intorno. Fa scoprire personaggi antichi dei quali leggiamo spesso le vie nelle nostre città, senza sapere chi fossero.


- Ci siamo conosciuti in occasione della Rassegna dei Libri di Liguria di Peagna, evento culturale d’eccezione nell’estate ligure. Cosa ritieni che si debba ancora fare per meglio far conoscere questa terra e quale ritieni siano i mezzi più adatti?

Certamente Peagna e la sua Associazione “Amici di Peagna” ha fatto moltissimo nei suoi vent’anni e oltre di mostre, incontri e rassegne facendo conoscere ad un vasto pubblico moltissimi degli aspetti e delle persone che hanno vissuto in Liguria sia a Liguri che italiani e stranieri. Negli anni recenti le amministrazioni pubbliche sono diventate più sensibili e, grazie anche ai finanziamenti europei, sono stati fatti molti passi avanti per far conoscere il ponente. Sicuramente meriterebbe più pubblicità e valorizzazione a livello nazionale.


- Liguria è sinonimo di antiche tradizioni, leggende e folklore. Ci racconteresti un qualcosa di particolare che durante le tue numerose escursioni su queste montagne hai scoperto o ritrovato?

Molte sono le cose che ho trovato legate a conoscenze a metà strada tra le tradizioni, le leggende e il folklore. Quelle che forse mi hanno affascinato di più sono legate ai miei percorsi lungo l’Alta Via dei Monti Liguri o lungo le Vie della Fede dei Pellegrini. Suggestive quelle legate al Castellermo fatte di piccole informazioni tra realtà vissuta, tradizione religiosa e leggenda. Sul monte, raggiungibile a piedi con una bella camminata nei boschi ma percorribile anche da fuoristrada fino ad un piazzale dal quale con mezz’ora a piedi dalla meta, attraverso grandi cespugli di genziane, si raggiunge la cappella di san Calocero, martire cristiano. Nei pressi c’era un antico castello o posto di guardia, intorno pinnacoli rocciosi e monoliti dai nomi di “Donna Lucrezia” o “Passerotto” o il “Giardino” che lasciano spaziare la fantasia. Ogni 4 anni viene celebrata una grande festa e fino a quì un tempo salivano nobili e pellegrini in pellegrinaggio o penitenza.

- Se dovessi invitare un giovane alla scoperta dell’Entroterra di Liguria, con quali motivazioni gli suggeriresti di abbandonare la costa e di tuffarsi alla ricerca di un mondo da scoprire?

D’estate sicuramente la motivazione più pertinente e quella della fuga dalla calura e dal caldo e dalle code nelle strade. Perché soffrire e torturarsi “tutti in coda” quando a pochi passi ci sono paesi interessanti, freschi boschi. Per i più interessati alle scoperte, suggerirei fatti e personaggi e luoghi da scoprire.


- Essendo sul portale dedicato a Triora, non potevamo non continuare sull’argomento. Streghe, streghe e ancora streghe…. continuano a far parlare di sé a distanza di secoli, qualcuno giura che ancora esistano… Qual è il tuo rapporto con la questione stregonesca? Innocenti o colpevoli? Capro espiatorio di un processo o effettivamente c’era un fondo di verità?

Sono innocentista. Certo l’ignoranza in quei tempi portava a fare cose anche fuori dal comune e c’era quindi bisogno di capri espiatori per accontentare ora una parte ora l’altra che reclamava giustizia per fatti legati spesso alla non conoscenza delle cose.
Qualcuno giura che esistano ancora? E’ vero, basta aprire la televisione e il campionario di programmi stregoneschi e “personaggi da incubo” è vasto.

- Un personaggio, un incontro, un ricordo legato all’entroterra.

Un giorno partii alla volta di questo paese abbandonato che avevo letto trovarsi semidiroccato in una valle di tipo dolomitico. In Liguria? Pensai. Partii e dopo alcune curve immaginai che fosse proprio una certa frazione in mezzo ad un declivio tra gli ulivi. Case a più piani erano collegate tra loro da corridoi e passaggi. Qualcuna con soffitti a botte che qualcuno disse fossero di tradizione saracena. Su qualche parete scrostate tracce di affreschi. Dopo una leggera discesa, mi ritrovai in una piazzetta da dove si dipartivano 4 piccoli viottoli. Da uno di essi mi stava guardando una capretta. Mi sedetti su una panchina di pietra e dopo poco giunse una persona con un cane. Egli aprì la porta di un piccola casetta e mi raccontò di come viveva. Gli feci alcune fotografie promettendogli che gliele avrei portate. Mi chiese delle sigarette e mi offrì del vino. Tornai dopo alcuni mesi, la porta era chiusa e si sentivano solo cantare gli uccellini. Poco distante vidi la capretta ma lui non c’era. Salii verso la chiesetta perché avevo visto arrivare alcune persone e chiesi loro se mi sapevano dire dove era l’abitante di quella piccola casetta. Era morto, mi dissero, pochi giorni prima. Rimasi con le foto in mano. Era l’ultimo abitante di Colletta di Castelbianco.


- Domanda oramai consueta. Se avessi la “bacchetta magica” che cosa cambieresti in meglio o piuttosto cosa faresti per queste zone? Inevitabilmente ti chiedo quali sono secondo te le lacune delle amministrazioni locali in merito alla valorizzazione e allo sviluppo dell’Entroterra.

Se avessi la bacchetta magica? Farei sparire tutte le antenne tv e cellulari, i fili della luce, i tralicci, i mille cavi e cavetti che deturpano il paesaggio. E non per motivi fotografici, poiché oggi si possono togliere con il computer. Impossibile? Già fatto. Lasciando da parte la situazione tutta particolare di Colletta, se alcuni amministratori facessero un salto magari in Toscana o in Provenza, capirebbero perché certi paesini li visitano da tutto il mondo. Anche certi paesini dell’entroterra ligure non sarebbero da meno.


Riposte scritte il Maggio 2004
Enrico Pelos

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