Intervista allo storico e scrittore Sandro Oddo.

Impiegato del Comune di Triora e da oltre un ventennio segretario dell’Associazione Turistica Pro Triora,Sandro Oddo,classe 1949,triorese di nascita e di famiglia,è profondamente legato al proprio paese,che conosce in ogni suo aspetto e che contribuisce a valorizzare con numerosi articoli e pubblicazioni,fra cui la richiestissima “La Medicina Popolare dell’alta Valle Argentina”.E’ tra i fondatori della Pro Triora Editore e Vice Direttore della rivista “Le Stagioni di Triora”.Collabora a riviste di carattere culturale.Ha completato la propria preparazione presso l’Istituto Internazionale di Studi Liguri di Bordighera.

-La prima domanda sorge spontanea.Sei l’autore di numerosi e interessanti libri dedicati alla storia del tuo paese.Che cosa ti ha spinto a interessarti a queste vicende e a impegnarti in una così meritevole opera di documentazione e divulgazione?

Mi ha spinto un grande amore per il mio borgo natìo e per l’affascinante Valle Argentina. Giovanissimo, ho avuto la fortuna di lavorare all’Istituto Internazionale di Studi Liguri a Bordighera, alle dipendenze dell’indimenticabile prof. Nino Lamboglia. E’ stato questo studioso, con il suo esempio e la sua infaticabilità, a farmi apprezzare le “cose antiche”, le tradizioni popolari in tutti i loro aspetti.

-Mi viene naturale pensarti un po’ come l’erede naturale dell’indimenticato Padre Francesco Ferraironi,acuto e intelligente storiografo di Triora,autore di numerosi saggi.Vorremmo sapere la tua opinione su questo tuo illustre predecessore.

Non ringrazieremo mai abbastanza Padre Ferraironi, di cui ho bellissimi ricordi ed un rimpianto: non averlo potuto conoscere a fondo, perché troppo giovane ed in tutt’altre faccende affaccendato. Di lui ha magnificamente relazionato, nel corso di un convegno storico sul turismo a Pettenasco nell’ottobre 2003, il dottor Gian Maria Panizza, direttore dell’Archivio di Stato di Alessandria, mettendone in risalto non soltanto le qualità di studioso e ricercatore, ma anche quello di “precursore” dell’attuale turismo. E’ stato Padre Ferraironi, non dimentichiamolo, a riportare alla luce il famoso processo alle streghe di Triora, a collocare targhe marmoree in ogni via o piazza, creando una suggestiva ed immediata “guida naturale”.

-Curiosità personale.Non hai ancora pensato di scrivere una biografia su Ferraironi?

Di Padre Ferraironi ho parlato in molte pubblicazioni ed articoli su riviste e giornali, recuperando anche un suo manoscritto inedito, conservato gelosamente dalla nipote Suor Amabile, “Cultura e tradizioni in Alta Valle Argentina”, edito dalla Pro Triora nel 1991. La migliore bibliografia dello studioso e storiografo triorese è stata scritta dal professor Nino Lamboglia nella Rivista Ingauna e Intemelia.

-Oltre che segretario comunale e scrittore,ti occupi di tutte le manifestazioni che si svolgono a Triora ogni anno,naturalmente supportato da altri amici.Raccontaci come è nata l’idea di Strigora,appuntamento fisso che si ripete ogni agosto e che attira sempre più turisti.

Strigòra è stata una vera e propria scommessa, iniziata solo quattro anni fa, ma entrata a grande richiesta nel novero delle principali manifestazioni organizzate dal Comune e dalla Pro Triora. I turisti, oltre ai convegni riservati a pochi eletti, richiedevano un’iniziativa più “leggera”, accessibile a tutti, anche ai bambini. Ecco così che, accanto al lato “culturale”, rappresentato da uno spettacolo teatrale impegnato, sono stati organizzati eventi quali una mostra di tipo medievale, animazioni, intrattenimenti e così via. Quest’anno sono in cantiere altre iniziative, quali la realizzazione di un fumetto e spettacoli musicali nel centro storico.

-Nonostante lo spietato avanzare della tecnologia,che oltre a tanti pregi è portatrice di altrettanti mali,in questo borgo dall’aspetto medioevale sopravvivono tradizioni che si perdono nella notte dei tempi.Qual è quella a cui sei maggiormente affezionato?

Non ho il minimo dubbio a tal proposito: si tratta della “festa del Monte”, che ha luogo da ormai 250 anni la seconda domenica dopo Pasqua. E’ una processione penitenziale, collegata ad un voto del Parlamento Triorese, che ha inteso così ringraziare la Vergine Maria per aver liberato il territorio dal flagello delle locuste e dei bruchi. Il mio unico rammarico è di non essere più in grado di collaborare al trasporto del pesante gruppo statuario dedicato alla Madonna della Misericordia.


-Da quest’anno Triora è entrata a far parte dell’esclusiva associazione dei Borghi più Belli d’Italia.Come giudichi la cosa e quali credi che siano i vantaggi che scaturiranno da questa iniziativa?

I vantaggi dell’inserimento in questo prestigioso club non si faranno attendere. Si prevedono infatti benefici turistici ed anche economici, con sostanziosi contributi per l’arredo urbano e per il miglioramento delle infrastrutture.

-Uno dei progetti più ambiziosi che vede Triora protagonista è la futura creazione del Centro Studi Internazionale sulla stregoneria.Parlaci di questa incredibile iniziativa.

Questa iniziativa, ancora allo stato embrionale, è indispensabile per favorire la conoscenza della stregoneria e delle materie ad essa collegate ad un pubblico sempre più vasto. Si pensa ad una biblioteca specializzata; in tal senso sono già stati reperiti oltre 500 libri, alcuni dei quali esposti nel Museo.

-L’argomento stregonesco incombe.La storia di Triora sembra legata proprio a loro,le nostre bagiue.Che idea ti sei fatto leggendo gli atti del processo del 1587.Colpevoli o innocenti?E’ possibile che ci fosse un fondo di verità alle accuse mosse?

Le donne accusate erano senza dubbio vittime innocenti, sacrificate ad interessi molto più grandi. Concordo con alcuni studiosi (Panizza e Coppo) nell’affermare che il processo sia stato montato ad arte, per soffocare vicende ben più gravi, quali la falsa monetazione ed il tradimento.

-Dimmi tre validi motivi per i quali chiunque dovrebbe visitare Triora almeno una volta nella vita?

A mio avviso tre valide ragioni possono essere le seguenti: a) districarsi nei meandri del centro storico, alla riscoperta di cose e tradizioni del passato; b) recarsi in estate, passando da Via Dietro la Colla, verso i ruderi della trecentesca Chiesa di Santa Caterina e continuando verso la borgata pastorale di Goina; c) abbandonarsi alle sensazioni provocate dall’abbandono delle antiche fasce, coltivate a grano e vite, pensando all’immane fatica delle generazioni passate.

-Cosa vorresti per rendere migliore Triora e dove credi che si dovrebbe porre maggiore attenzione da parte delle amministrazioni?

Per rendere migliore Triora occorre anzitutto permettere a tutti di raggiungerla con una strada comoda e meno tortuosa. Per il resto penso sia necessario che lo Stato sia più sensibile verso questo paese spopolato, concedendo gli immobili, soprattutto militari, abbandonati, che da tempo il Comune ha richiesto (clamoroso in tal senso il “caso” della caserma Tamagni) ed intervenendo con provvidenze economiche in favore della gente che decide di restare a presidio di vaste zone montane. Inoltre è auspicabile una maggiore attenzione verso le risorse naturali, quali le cave di ardesia, creando rapporti di collaborazione con gli esercenti ed eliminando ogni controversia in atto.

-Sei tra gli organizzatori del prossimo Congresso sulla Stregoneria.Sarà un eventi importante per Triora e nel quale il comune crede molto.Potresti farci qualche anticipazione?

Il prossimo convegno sarà curato dal professor Paolo Portone di Roma e dal dottor Gian Maria Panizza di Alessandria. Durerà tre giorni, dal 22 al 24 ottobre 2004, e vedrà alternarsi illustri studiosi. Nel corso del convegno alcuni importanti scrittori improvviseranno una “veglia”, nel corso della quale racconteranno episodi misteriosi e magici; da questa esperienza nascerà una pubblicazione, edita da Larcher.

-Ultima domanda.Raccontaci un tuo ricordo personale che ti lega in modo particolare alla tua terra.

Ho troppi ricordi che mi legano alla mia terra; ogni pietra, ogni albero, ogni angolo hanno per me un significato particolare e mi ricordano le figure dei miei avi, da mio padre ai miei meravigliosi zii e nonni, che hanno trascorso la loro esistenza a lavorare e a faticare per un futuro migliore. Solo adesso mi rendo conto quanto sia stato importante per me il loro esempio, più delle loro poche ma indispensabili parole.

© 2004 Ippolito Edmondo Ferrario - tutti i diritti riservati