Intervista ad
Alberto Cane, Direttore della Gazzetta di Isolabona.
- Caro Alberto, una passione ci lega
e ci accomuna:la Liguria e soprattutto l’Entroterra
Ligure.Sei il direttore di un giornale locale, la Gazzetta
di Isolabona, e creatore di alcuni interessanti siti
sulla tua terra. Come giudichi in prospettiva la crescita
turistica dei borghi liguri di montagna?
E’ una prospettiva che allo stato
non vedo. Si va a braccio, si naviga a vista, in sostanza
non c’è una strategia seria per “lanciare”
l’entroterra della Riviera dei Fiori. Ogni paese
fa per sé, e così, tanto per fare un esempio,
può succedere che nello stesso giorno si organizzino
due manifestazioni distanti tra loro una manciata di
chilometri. Concorrenza, non sinergie.
- Come è nata l’appassionante
idea di creare un giornale quale la Gazzetta di Isolabona?
È stato un caso. Nell’agosto del 1997 mi
trovavo a Isolabona in convalescenza reduce da un brutto
incidente stradale. Organizzai un corso per computer
rivolto a dei ragazzini. In poco tempo impararono a
comporre un giornalino. All’inizio uscimmo in
fotocopia, poi il mese di dicembre dello stesso anno
cominciammo a farlo stampare in tipografia. Da allora
il giornale si è diffuso in val Nervia. Ne tiriamo
600 copie, ma certi numeri speciali (quello su Francesco
Biamonti e quello sulla mostra dell’acqua a Pigna)
siamo usciti in 2000 copie, tutte esaurite.
- Sembra che il fenomeno dello spopolamento
della montagna si sia fermato e lentamente si fa ritorno
ai centri piccoli,alla ricerca di una qualità
della vita certamente migliore.Tu che vivi a Milano,
ma sei addentro a queste problematiche,come giudichi
la scelta?
Guardando i numeri e le curve demografiche
dei paesi più distanti dal mare non credo proprio
che il triste fenomeno dello spopolamento si sia arretastato,
con tutto quello che ne consegue. Faccio un esempio:
a Pigna nella seconda metà degli anni Sessanta
c’erano quindici bar, adesso ce ne sono solo tre.
Più su a Buggio ce n’erano quattro. Adesso
nemmeno uno. Spariti. Perché i politici, che
spesso organizzano costosi e inconcludenti convegni
sui paesi di montagna, non fanno una cosa, così
tanto per cominciare: detassare i locali pubblici dei
paesi di montagna nelle aree depresse? Ma c’è
un’altra cosa che vorrei dire. La composizione
sociale dei nostri borghi in questi ultimi vent’anni
è completamente cambiata. Prima eravamo quasi
tutti indigeni. Ora, quando va bene, c’è
un cinquanta per cento di gente del posto e un altro
cinquanta di abitanti venuti da fuori. E per fortuna
che è così. Ma sapete il motivo principale
per cui si sceglie di abitare in un paese pittosto che
sulla costa. Il fatto di trovare case a prezzi più
bassi. Cosa ne consegue? Si parte al mattino per andare
a lavorare sul litorale come fa la maggior parte e si
ritorna la sera. Di giorno i paesi rimangono deserti
se si eccettuano i due o tre mesi d’estate. Non
proprio paesi dormitorio ma quasi. E questo discorso
riguarda solo i paesi che hanno una distanza ragionevole
dal mare (una diecina di chilometri), per gli altri
lo spopolamento, se le cose continueranno così,
è inarrestabile. La ricchezza che si produce
attualmente nelle vallate se non è poprio marginale
occupa comunque una piccola fetta della torta che complessivamente
serve per far vivere i suoi abitanti. Poi ci sono gli
stranieri, tedeschi soprattutto, ma qui il discorso
andrebbe troppo lontano…
- Che cosa ti senti di suggerire a un
giovane che voglia iniziare una qualsiasi attività
economica in uno dei bellissimi borghi dell’Entroterra.
In questi ultimi tempi sono piovuti parecchi
incentivi per l’imprenditoria giovanile. E quindi
prima di cominciare un progetto gli consiglierei di
informarsi e soprattutto di non scoraggiarsi se il pachiderma
ottuso della burocrazia italiana gli metterà
a ripetizione il bastone tra le ruote. Una bella idea
perché diventi realtà deve avere le gambe
per camminare, in altre parole il sogno per diventare
realtà non deve galleggiare tra le nuvole ma
essere ben piantato per terra. La fortuna aiuta gli
audaci, si dice, ma sempre? Con questo non voglio scoraggiare
nessuno. Ben vengano nuove idee e nuove attività
che animino queste terre e che gli diano nuove possibilità.
- Con il tuo giornale hai raccontato
tantissimi aneddoti,storie e fatti affascinanti e misteriosi,di
queste zone,in particolare della Val Nervia.C’è
un personaggio o un evento che ti ha colpito maggiormente
e che ci vorresti raccontare?
Forse la storia del frate bandito.
Ma è lunga. Se qualcuno se la vuol leggere può
andare su www.terraligure.it/gazzetta/arretrati
, è il n. 24.
- Dacci tre validi motivi per visitare i borghi dell’Entroterra
Ligure.
Si respira ancora un’aria antica
con tempi umani e perciò vivibili. Ah! Il cibo,
fatto ancora secondo le vecchie ricette, irripetibili.
Altroché nouvelle cuisine.
- A quale dei borghi dell’Entroterra
di Ponente sei più affezionato e quale tradizione
fra quelle che sopravvivono ancora ti ha colpito maggiormente.
Non ho preferenze perché ho amici
e amiche dappertutto, e vado volentieri in giro a parlare
la mia lingua madre, che non è l’italiano,
ma il dialetto. Per le tradizioni, ormai quasi tutte
scomparse, direi senz’altro la ‘ra Barca
a Bajardo.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Che cosa ci
dici della Fondazione Francesco Biamonti?
Vorrei far nascere un giornale
di tutto l’entroterra, e per entroterra intendo
quella zona che va dalla val Roja alla valle Argentina.
Per quanto riguarda Francesco Biamonti, che è
il più grande scrittore che questa terra abbia
mai avuto, rimando al sito che ho costruito (sono ormai
138 pagine) e che è in continua evoluzione www.francescobiamonti.it.
- Che cosa chiederesti alle amministrazioni
locali di questi borghi? Quali sono i settori dove occorre
impegnarsi maggiormente e dove secondo te si sta facendo
molto?
Più sensibilità verso uno
sviluppo che sia rispettoso della natura. Il recupero,
se ancora è possibile, di certe tradizioni che
rappresentano le nostre radici. Una raccolta differenziata
seria. La lista sarebbe lunga… Ma la cosa più
importante che dico e ripeto da tempo, uscire dall’individualismo
secolare dei nostri paesi ed entrare in una visione
più complessiva e omogenea delle nostre terre.
Su questo terreno fino ad adesso le Comunità
Montane, forse anche per la mancanza di reali poteri
in questo campo, hanno fallito.
- L’intervista non può
non chiudersi senza due domande su Triora.Che cosa ti
piace di questo borgo? Quali sono gli aspetti che tu
ritieni più interessanti per il turista che vi
giunge?
Per me è rimasto in questo
paese un’atmosfera che non saprei definire che
con una parola, magia. Da cosa derivi non saprei, è
nell’aria.
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