CORRIERE DELLA
SERA
Domenica 28 novembre 2004
di Lina Sotis
Un giovane della Milano-bene
e una ragazza ligure organizzano vacanze gratuite per
i piccoli colpiti da tumore
Nel Paese delle streghe un sorriso
per i bimbi malati.
Capelli lunghi, sguardo fiero e naso
aquilino, il giovane scrittore di famiglia antiquaria
racconta la sua storia così bella, che si fa
quasi fatica a crederci. Ma ciò che piace di
più, in questi tempi cittadini, così trafelati,
egoisti e menefreghisti, è la motivazione: “Volevamo
fare qualcosa di buono”. Ci sono riusciti e se
la loro idea si spande, il buono potrebbe diventare
buonissimo.
Ippolito Edmondo Ferrario, 28 anni, appartiene alla
solida borghesia milanese: sua mamma è l’erede
della Galleria di dipinti antichi Sacerdoti che dal
1950 apre la sue vetrine in via Sant’Andrea. Il
giovanotto si occupa della Galleria e scrive, ma poi
con l’amica Simona Pastor decide appunto di fare
qualcosa per gli altri. Simona è proprietaria
dell’albergo Colomba d’Oro di Triora, il
vecchio borgo ligure legato alle streghe. I due giovani
organizzano 300 giorni di pernottamento gratuito nell’albergo
per bambini malati di tumore e le loro famiglie.
Una settimana da regalare ad un piccolo nucleo che conosce
il dolore di una malattia infantile.
Una settimana per provare a dimenticare o, se non altro,
distrarsi. Alle spese contribuisce Ippolito, dai lunghi
capelli, con gli introiti dei suoi libri sulla Liguria
e le sue leggende. E perché questa bella idea
avesse anche uno svolgimento sicuro, i due ragazzi si
rivolgono alla Lega Italiana per la lotta contro i Tumori,
perché li aiuti a selezionare famiglie indigenti
con figli malati.
Nasce così il progetto “Una strega per
un sorriso”: che fino ad ora ha portato più
di 20 famiglie a Triora, il paese ligure note per essere
la patria delle streghe. Raccontano Simona e Ippolito
che il loro progetto sta suscitando una grande solidarietà
nel borgo medioevale e che tutti gli abitanti hanno
accolto con simpatia famiglie e bambini. Ora, anzi,
aspettano altri ospiti, ma a Ippolito, il gallerista
scrittore, non basta, vorrebbe qualcosa di più:
“Speriamo che ciò che abbiamo fatto piaccia
e qualcuno ci segua”. E poi parlano male dei ragazzi
del quadrilatero d’oro.
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