Il SECOLO D’ITALIA
Mercoledì 1 marzo 2006
Triora, borgo incantato che celebra la “bagiue”
Nel paesino ligure ancora oggi i lontani fantasmi di un processo dell’Inquisizione del 1587 a carico di tante donne restano vivi nei ricordi degli abitanti.
Triora è un piccolo borgo ligure. A prima vista potrebbe sembrare un delizioso paesino come ce ne sono tanti, se non fosse per la particolarità di alcuni dei suoi abitanti. Ancora oggi ci sono donne trioresi che curano il raffreddore o il mal di pancia con la strigonella o erba stregona. Si dice che qualche mamma per calmare il proprio bambino posa sul pancino un rametto di assenzio, che ha la capacità di scacciare gli spiriti maligni.
A Triora ufficialmente le streghe non esistono più, ma i fantasmi del drammatico processo per stregoneria del 1587 sono ancora vivi nei ricordi degli abitanti. Dopo una rovinosa carestia, centinaia di donne furono torturate e condannate a morte perché accusate di essersi accoppiate con il diavolo, di aver inacidito il latte materno, di aver seccato le mammelle delle mucche, di essersi trasformate in gatti per intrufolarsi nelle case delle persone da colpire.
Oggi a Triora le streghe, o le bagiue, come sono chiamate nel dialetto locale, sono diventate buone ed aiutano i bambini in difficoltà. Il 6 gennaio si è svolto il mercatino delle streghe e i proventi dei giocattoli donati dagli abitanti sono stati destinati al progetto “Una strega per un sorriso” nato da un’idea di Ippolito Edmondo Ferrario, gallerista d’arte e romanziere, autore di “Triora, Anno Domini 1587: Storia della stregoneria nel Ponente Ligure” (De Ferrari Editore, 280 pagine, 15 euro).
Come nasce il vostro progetto “Una strega per un sorriso”?
Il progetto nasce dal desiderio di fare qualcosa di buono senza secondi fini. Fare del bene credo che sia un dovere di tutti e penso che lo si possa fare in base alle proprie necessità. Insieme a Simona Pastor, mia cara amica e proprietaria dell’albergo “Colomba d’Oro” di Triora, abbiamo avviato il progetto. Da parte mia ho devoluto il ricavato delle vendite di alcune mie pubblicazioni dedicate al folklore ligure alla Lega Italiana per la lotta contro i tumori, dall’altra Simona ha regalato i soggiorni nella sua struttura. Il nostro sogno rimane comunque quello di trovare un filantropo che possa aiutarci ad acquistare una struttura definitiva in Triora da destinare a casa vacanza per questi bambini con problemi oncologici.
Perché ha scelto proprio Triora?
Ho scelto Triora perché è la mia seconda casa. Un posto di cui mi sono innamorato molti anni fa. La più grande soddisfazione è stata quella di diventare l’ottobre scorso “cittadino onorario”. Ho pensato proprio a questo affascinante borgo dell’entroterra ligure per i bambini malati, certo che la bellezza di Triora potesse stregarli e regalare loro la serenità che meritano.
Quanti bambini ha ospitato il paese finora?
Siamo a più di una trentina di famiglie ospitate e il progetto continua. Ci fanno da testimonial anche altri due scrittori noir: Andrea G. Pinketts e Daniele G. Genova. Posso già anticipare che a breve altre tre strutture alberghiere aderiranno al progetto, allargandolo anche alla Lombardia, al trentino e al Veneto.
Come nasce la sua passione per l’esoterimo?
La parola esoterismo mi lascia sempre grandi perplessità. Se a parlarne fosse il defunto Julius Evola non avrei nulla da dire, ma al giorno d’oggi questa parola è sulla bocca di troppi ciarlatani che danno credito al binomio esoterismo uguale a cretinismo. Io preferisco definirmi un appassionato di storia locale, di tradizioni e di folklore. Tutto quello che poi riguarda l’invisibile è argomento molto delicato che fa parte della nostra natura, ma che richiede preparazione.
Conosce la Wicca?
Ne ho sentito parlare. Sono un appassionato di storia delle religioni. Personalmente non credo alla riesumazione di riti e usanze che avevano ragione d’essere in un preciso contesto storico, ma che alo giorno d’oggi vengono rispolverati sull’onda di mode passeggere. C’è tanta voglia di misticismo al giorno d’oggi, ma non credo in operazioni di questo tipo. Andare per boschi a officiare riti può essere suggestivo, ma contradditorio al tempo stesso. Volenti o nolenti abbiamo perduto la mentalità dell’uomo della Tradizione, non per questo dobbiamo rinunciarvi, ma senza lasciarci abbindolare da una mera esteriorità del culto.
Mario Masi
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